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Le fioriture, e perché spostano la stagione buona

La Sicilia non fiorisce tutta insieme: fiorisce a scaglioni che salgono di quota da febbraio a giugno, e chi cammina può seguirli.

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9Fonti citate
2Casi reali
2 settembre 2026Aggiornata
Redazione Sentieri Siciliani ·
Le fioriture, e perché spostano la stagione buona. Paesaggio siciliano legato al tema della guida.
Davide MauroCC BY-SA 4.0Wikimedia Commons

La Sicilia non fiorisce tutta insieme. Fiorisce a scaglioni, e lo scaglione si sposta verso l’alto man mano che la stagione avanza. È il motivo per cui una stessa settimana di fioritura si può inseguire per tre mesi, se si sale di quota mentre passa il tempo. Questa guida mette le quote, i mesi e i nomi delle specie al posto delle generalità.

Lo scaglionamento per quota, con le quote vere

Il caso meglio documentato è l’Etna, perché è stato rimappato. Uno studio dell’Università di Catania uscito su PeerJ nel 2020 ha diviso il vulcano in 33 fasce da cento metri e ha contato le specie di ciascuna: 1.055 taxa di 121 famiglie, 92 dei quali endemici. La ricchezza cresce fino ai mille metri; rapportata alla superficie disponibile, la curva ha il massimo fra i 1.200 e i 1.500. Sopra i 1.500 restano soprattutto le 29 endemiche esclusive del vulcano.

Più in alto la lista si accorcia. Il Parco dell’Etna colloca fra i 2.450 e i 3.000 metri le formazioni a cuscinetto dello spino santo, l’astragalo siculo (*Astragalus siculus*), e sopra i 3.000 parla di deserto vulcanico. Faggio e betulla dell’Etna (*Betula aetnensis*) stanno intorno e oltre i 2.000 metri, ed è lì che il faggio tocca il suo limite meridionale.

Sui Nebrodi le fasce sono più larghe. La scheda del parco mette il piano mediterraneo fino a 600-800 metri, il supramediterraneo delle querce caducifoglie fra 800 e 1.200-1.400, le faggete oltre i 1.200-1.400. La faggeta copre più di 10.000 ettari, con Monte Soro a 1.847 metri.

Sulle Madonie i riferimenti sono Piano Battaglia, 1.572 metri, e Pizzo Carbonara, 1.979. Il parco occupa il 2 per cento della superficie dell’isola e la sua scheda ufficiale dichiara che vi è presente oltre la metà delle specie vegetali siciliane. Tradotto in calendario: quando in basso è finito, in alto non è ancora cominciato.

Quante sono le orchidee spontanee, e quali si vedono

Il conto per l’isola esiste ed è pubblicato. La check-list delle orchidee siciliane di Bartolo e Pulvirenti, uscita su Bocconea nel 1997, elenca 90 fra specie e sottospecie più 59 ibridi, in 18 generi; il genere più ricco è *Ophrys* con 34 taxa, poi *Orchis* con 21. La check-list della flora vascolare siciliana del 2010 attribuisce alle Orchidaceae 12 generi e 82 taxa. La differenza sta nei criteri tassonomici.

Per le Madonie il conto è più fine. Uno studio sulle Orchidaceae madonite, ospitato nella sezione tesi del portale dei parchi italiani, censisce 16 generi e 51 entità, di cui 47 di rango specifico: *Ophrys* 15, *Orchis* 10, *Serapias* 4, *Cephalanthera* e *Dactylorhiza* 3, *Epipactis* 2. La fioritura del gruppo va da febbraio a luglio, dal livello del mare a oltre 1.300 metri. Otto entità sono endemiche, quattro indicate come esclusive siciliane: *Orchis commutata*, *Ophrys mirabilis*, *Ophrys pallida*, *Ophrys lunulata*.

Su due di queste la tassonomia si è mossa. Il Portale della Flora d’Italia oggi non marca *Ophrys pallida* come endemica, la dà presente anche in Nordafrica e la classifica vulnerabile, e mette *Orchis commutata* in sinonimia con *Neotinea tridentata*. L’endemismo che regge è *Ophrys lunulata*. Va detto anche che il numero 65 che circola riferito alle Madonie è, nella stessa tesi, il dato dell’intera Sicilia: è stato copiato senza la frase intorno.

Quelle che un camminatore incontra davvero fra fine inverno e maggio sono poche e riconoscibili. La barlia (*Himantoglossum robertianum*) apre la stagione, da gennaio ad aprile, lungo siepi e prati aridi fino ai mille metri: è la più grossa e si nota anche senza cercarla. L’ofride specchio (*Ophrys speculum*) e l’ofride lunulata stanno su marzo e aprile, nelle garighe calcaree. L’orchidea italiana (*Orchis italica*), l’uomo nudo, va da marzo a maggio nei prati e nei coltivi abbandonati. Ad aprile e maggio arrivano l’orchidea a farfalla (*Anacamptis papilionacea*), la serapide lingua (*Serapias lingua*) nei prati umidi e l’orchidea piramidale (*Anacamptis pyramidalis*).

L’ofride lunulata ha il regime di tutela più stretto. Fiorisce fra fine marzo e inizio maggio, con il massimo nella prima metà di aprile, dal livello del mare a circa 800 metri. È nell’allegato II della direttiva Habitat 92/43/CEE ed è l’unica orchidea siciliana nominata nell’allegato A del regolamento europeo 338/97, il livello riservato alle specie minacciate di estinzione.

Sulla costa il conto è più basso ma più facile da vedere. La Riserva dello Zingaro dichiara 25 specie di orchidee e una quarantina di endemismi sul proprio territorio, con fioritura primaverile. Lì il fondo del paesaggio è la gariga a palma nana (*Chamaerops humilis*), l’unica palma che nasce spontanea in Sicilia, che nella riserva arriva a due o tre metri.

Trenta alberi: l’abete delle Madonie

Il fatto botanico più citabile dell’isola è un albero che quasi non c’è più. L’abete delle Madonie (*Abies nebrodensis*) fu dato per estinto dall’inizio del Novecento e ritrovato nel 1957 nel Vallone Madonna degli Angeli, a Polizzi Generosa. La popolazione residua sta fra il vallone, Monte Scalone, Monte dei Pini e Monte Cavallo, dentro la zona A del parco. Il nome dialettale riportato dal parco è arvulu cruci cruci.

Quanti siano dipende da chi li conta e da quando. ISPRA nel gennaio 2024, il progetto LIFE4FIR e uno studio del 2025 sulla rivista Plants dicono 30 alberi adulti su circa 84 ettari; la scheda del Vallone sul portale dei parchi ne indica 29; nel 1958 ne furono censiti 25. Anche la fascia di quota oscilla: 1.400-1.600 metri per il Parco delle Madonie, 1.400-1.650 per lo studio del 2025, 1.350-1.700 per la valutazione IUCN.

La valutazione IUCN lo dà in pericolo critico, categoria CR, applicando il criterio delle popolazioni sotto i 50 individui maturi; dei trenta adulti, 24 sono riproduttivi. È specie prioritaria della direttiva Habitat 92/43/CEE. Le minacce elencate sono il calpestio dei giovani da parte di cinghiali e daini introdotti, l’ibridazione con abeti non autoctoni e gli incendi.

Il progetto europeo LIFE4FIR ci ha lavorato dal 2019 al 2024: recinzioni, videosorveglianza, un campo clonale che rappresenta tutti e trenta gli alberi, circa 4.000 semenzali messi a dimora in dieci parcelle. La rinnovazione naturale monitorata è passata da 274 plantule nel 2014 a 522 a dicembre 2024.

Un sentiero ci passa. Il Parco delle Madonie pubblica il sentiero naturalistico dell’abete delle Madonie, in zona A: partenza al chilometro 8 della SP 119 da Polizzi Generosa, in località Quacella, dove una strada del demanio forestale è chiusa da un cancello; 8,3 chilometri fra andata e ritorno, 400 metri di dislivello in salita, tre ore, difficoltà indicata come media. Il depliant segnala che nel tratto boschivo iniziale, in primavera, si incontrano molte orchidee selvatiche, alcune endemiche.

La ginestra dell’Etna fabbrica il suolo che userà qualcun altro

La ginestra dell’Etna (*Genista aetnensis*) è una leguminosa endemica delle tre grandi isole del Mediterraneo occidentale, Sicilia, Sardegna e Corsica, con la sottospecie tipica esclusiva della Sicilia. È considerata un relitto della flora terziaria, testimone di collegamenti fra terre oggi separate. In Sicilia sta sull’Etna, dove è la specie che per prima attecchisce sulle lave nude, e l’agenzia forestale sarda la definisce specie pioniera, colonizzatrice di pendici nude e aride.

Il motivo per cui ci riesce è misurabile, perché sul Vesuvio la stessa pianta fu introdotta nel 1906 per un rimboschimento e lì la si è potuta seguire su un substrato vulcanico da zero. Uno studio su PLOS ONE del 2015 riporta che l’azoto totale del suolo passa da 0,34 grammi per chilo sotto le piantine a 4,44 sotto gli adulti in circa quarant’anni. Sotto le chiome adulte la biomassa viva è 5,5 volte maggiore e la ricchezza di specie 2,2 volte più alta. È una leguminosa: fissa l’azoto atmosferico, e quell’azoto resta per le piante che arrivano dopo.

Sui mesi le fonti non concordano. L’agenzia forestale della Sardegna indica fioritura da giugno ad agosto e una fascia abituale fra 500 e 800 metri; le descrizioni riferite all’Etna la collocano più spesso fra fine maggio e luglio. Chi punta al giallo sulle colate faccia i conti su giugno e verifichi l’annata.

Le altre endemiche che si incontrano davvero

Sui Nebrodi c’è una pianta che non esiste altrove: la petagna (*Petagnaea gussonei*), paleoendemismo relitto della flora terziaria siciliana, chiusa in un’area di meno di venti chilometri di diametro. Uno studio del 2024 su Scientific Reports ne documenta 26 siti fra i 300 e i 1.400 metri, in ambienti freschi e ombrosi lungo i ruscelli. Fiorisce da inizio febbraio a maggio, quindi apre la stagione. È in pericolo, categoria EN, sulla Lista rossa IUCN, e sta negli allegati II e IV della direttiva Habitat.

Allo Zingaro, oltre alle orchidee, la scheda della riserva nomina il limonio di Todaro (*Limonium flagellare*), il garofanino delle rupi (*Dianthus rupicola*), il fiordaliso della Sicilia (*Centaurea ucriae*), il cavolo selvatico (*Brassica drepanensis*) e il giaggiolo (*Iris pseudopumila*). Sull’Etna le endemiche esclusive più visibili sono l’astragalo siculo, la betulla dell’Etna, *Anthemis aetnensis*, *Rumex aetnensis* e *Senecio aethnensis*. Per le Madonie il portale regionale delle aree protette nomina l’aglio dei Nebrodi, l’astragalo dei Nebrodi e il bupleuro delle Madonie, senza i binomi.

Per inquadrare la scala: l’indicatore ISPRA sulla ricchezza delle specie vegetali, costruito sulla checklist della flora vascolare italiana aggiornata al 2024, attribuisce alla Sicilia 415 specie endemiche, di cui 292 esclusive della regione. Vuol dire che su un sentiero siciliano la probabilità di passare accanto a una pianta che non cresce da nessun’altra parte è alta.

Cosa si può raccogliere nelle aree protette

Niente. L’articolo 17 della legge regionale siciliana 6 maggio 1981 n. 98, nel testo coordinato con la L.R. 14/1988, vieta nei parchi regionali e nelle riserve le attività che compromettono la protezione del paesaggio, degli ambienti naturali e della vegetazione, e alla lettera a elenca fra i divieti la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali. Non prevede la deroga del mazzetto.

La stessa legge, all’articolo 8, definisce le zone: la A è riserva integrale, dove l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità; la B è riserva generale, dove sono vietate nuove opere edilizie e le trasformazioni del territorio. Il sentiero degli abeti sta in zona A. I regolamenti dei singoli enti possono aggiungere prescrizioni, quindi la verifica va fatta con l’ente gestore.

Per le orchidee c’è un secondo livello, che vale anche fuori dalle aree protette. La famiglia è iscritta per intero nell’appendice II della CITES, e nel regolamento europeo 338/97 finisce nell’allegato B, salvo le specie elencate nell’allegato A, fra cui *Ophrys lunulata*. Prelevare un bulbo per il giardino non è una furbizia.

Il rovescio della stagione buona

La stessa vegetazione che a marzo è fiorita, a giugno è secca. In Sicilia la campagna regionale antincendio è stata anticipata al 15 maggio e prolungata al 31 ottobre con decreto assessoriale, e le date di ogni annata vanno controllate perché cambiano. Da lì in avanti arrivano le chiusure temporanee delle riserve e i divieti di accensione fuochi. La finestra delle fioriture e quella in cui camminare costa poca fatica sono la stessa cosa, e finiscono insieme.

Casi concreti

Caso

Trenta alberi e un progetto europeo da 1,7 milioni

L’abete delle Madonie è stato dato per estinto per mezzo secolo e ritrovato nel 1957 nel Vallone Madonna degli Angeli, a Polizzi Generosa. Nel 1958 ne furono censiti e schedati 25. Oggi la popolazione naturale è di trenta alberi adulti in circa 84 ettari, in zona A del parco.

  • IUCN lo classifica in pericolo critico (CR) applicando il criterio delle popolazioni sotto i 50 individui maturi; 24 dei 30 adulti sono sessualmente riproduttivi.
  • Il progetto LIFE4FIR (LIFE18 NAT/IT/000164) è durato dall’agosto 2019 al dicembre 2024, con il CNR come coordinatore e 1.745.894 euro di budget ammissibile, di cui 1.309.419 di contributo UE.
  • Interventi: 3.750 metri di recinzione su 14.000 metri quadri, videosorveglianza, campo clonale con 333 innesti da tutti e 30 gli alberi, circa 5.000 piantine coltivate, circa 4.000 messe a dimora in dieci parcelle.
  • La rinnovazione naturale monitorata è passata da 274 plantule nel 2014 a 522 a dicembre 2024.
  • Le fonti non concordano sul conteggio: 30 per ISPRA, LIFE4FIR e uno studio del 2025, 29 nella scheda del Vallone sul portale dei parchi.

Cosa se ne ricava. Quando una popolazione è di trenta individui, la differenza fra 29 e 30 non è pignoleria: è la metrica su cui si misura se una specie sta sopravvivendo. Vale la pena riportare il numero con la fonte e l’anno, invece di sceglierne uno.

Le Madonie

Caso

L’Etna rimappato, e cosa dice sullo scaglionamento

Fra il 2010 e il 2020 un gruppo dell’Università di Catania ha ricostruito la flora vascolare dell’Etna mettendo insieme letteratura, erbari, collezioni di semi e centinaia di rilievi originali, e ha diviso il vulcano in 33 fasce altimetriche da cento metri per contare le specie di ciascuna.

  • Risultato: 1.055 taxa di 121 famiglie, di cui 92 endemici, cioè circa l’8,7 per cento.
  • Le endemiche esclusive dell’Etna sono 29; a queste si aggiungono 27 endemiche siciliane e 36 italiane.
  • La ricchezza totale cresce fino ai 1.000 metri; rapportata alla superficie disponibile la curva ha il massimo fra 1.200 e 1.500 metri.
  • Le endemiche esclusive stanno in prevalenza sopra i 1.500 metri; le camefite come l’astragalo siculo arrivano a quote estreme, e sopra i 3.000 metri comincia il deserto vulcanico.
  • Lo studio è stato pubblicato su PeerJ il 18 novembre 2020.

Cosa se ne ricava. Lo scaglionamento della fioritura per quota non è un’impressione di chi cammina: è la conseguenza di come le specie si distribuiscono lungo il gradiente altimetrico, ed è stato contato fascia per fascia almeno su un massiccio siciliano.

L’Etna

Domande frequenti

Serve un permesso per percorrere il sentiero degli abeti delle Madonie?

Il sentiero è pubblicato dal Parco delle Madonie come sentiero naturalistico e attraversa la zona A, cioè la riserva integrale. Gli alberi sono recintati singolarmente e sorvegliati con videocamere installate durante il progetto LIFE4FIR, e il parco organizza visite guidate al Vallone Madonna degli Angeli. Se al momento della vostra uscita l’accesso libero sia consentito o meno non è una cosa che si può dare per stabile: va chiesto all’Ente Parco delle Madonie, sede di Petralia Sottana.

Quanto è impegnativo quel sentiero, e si può fare con dei bambini?

Il parco lo dà a 8,3 chilometri fra andata e ritorno, 400 metri di dislivello in salita, tre ore di percorrenza, difficoltà media, con partenza al chilometro 8 della SP 119 da Polizzi Generosa. Sono numeri da mezza giornata di cammino vero, non da passeggiata: con bambini dipende da quanto camminano di solito, non dall’età. L’equipaggiamento indicato è scarponcini e abbigliamento adatto alla stagione.

Il sentiero degli abeti è segnato? Come si riconosce l’imbocco?

Secondo la descrizione del parco si parte superando il cancello del demanio forestale in località Quacella, si cammina un tratto sotto un bosco misto di pino nero e cedri, e l’imbocco vero del sentiero è segnalato da un cartello posto a destra sul gomito di un tornante. Più avanti c’è un tratto protetto da una ringhiera in legno, poi si scende e si attraversa il Vallone Madonna degli Angeli. Il primo abete si riconosce dalla recinzione metallica che lo circonda.

Esistono esemplari di Abies nebrodensis fuori dal Vallone Madonna degli Angeli?

Sì, ma non spontanei. ISPRA segnala che la conservazione ex situ prevede banca del seme, coltivazione in vivaio ed esemplari mantenuti in orti botanici dell’Italia meridionale, e il progetto LIFE4FIR ha creato un campo clonale con 333 innesti che rappresentano tutti e trenta gli alberi adulti, oltre a circa 4.000 semenzali messi a dimora in dieci parcelle dentro il parco. La popolazione naturale, quella dei trenta alberi, resta solo lì.

Il mese migliore per le orchidee è lo stesso a tutte le quote?

No, e la differenza è di circa un mese. Per le Madonie l’indicazione è aprile per le zone di bassa quota e maggio per le zone di montagna, dentro una fioritura complessiva del gruppo che va da febbraio a luglio. Sopra i mille metri e nelle faggete oltre i 1.300 compaiono generi diversi, *Epipactis*, *Cephalanthera* e *Limodorum*, che stanno su maggio e giugno. Salendo di quota non si vedono le stesse orchidee più tardi: se ne vedono altre.

Serve un manuale per riconoscerle sul posto?

Il Parco delle Madonie ha pubblicato una fotoguida da campo dedicata alle orchidee del proprio territorio, "Parco delle Madonie: le orchidee, conoscerle per proteggerle" di A. Falci e S. A. Giardina, Paruzzo, 2004, 96 pagine con 89 fotografie a colori, nella collana Natura di Sicilia. Quante specie contenga il volume non è verificabile online, perché non è digitalizzato. Per la disponibilità conviene chiedere all’Ente Parco.

Come abbiamo verificato

Le finestre di fioritura sono date come intervalli e non come date, perché variano con le piogge invernali e con la quota. Le quote, i conteggi di specie e i dati sull’Abies nebrodensis vengono da fonti primarie citate una per una: Ente Parco delle Madonie, Parco dell’Etna e Parco dei Nebrodi (schede parks.it), ISPRA, IUCN, il progetto LIFE4FIR nella banca dati LIFE della Commissione europea, e pubblicazioni botaniche con revisione fra pari. Dove le fonti danno numeri diversi, per esempio sul numero di abeti superstiti e sulla loro fascia di quota, il testo riporta la divergenza invece di sceglierne uno.

Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 1 settembre 2026, aggiornata il 2 settembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.

Fonti

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