Che terreno si cammina in Sicilia
Calcare levigato, sabbia vulcanica, fondo carsico, piste forestali fangose. Quattro terreni che chiedono quattro comportamenti diversi, e che decidono le scarpe più della quota.

È un’altra delle domande che ricorre su ogni area: che tipo di terreno mi aspetta? In Sicilia la risposta cambia radicalmente da una provincia all’altra, molto più che sulle Alpi, perché l’isola mette insieme un vulcano attivo, montagne calcaree e altopiani carsici in poche decine di chilometri.
Il calcare costiero
È il terreno dello Zingaro, di Monte Cofano, di Capo Gallo, di buona parte del Palermitano. Roccia chiara, spesso levigata dal passaggio, con tratti di pietrisco mobile. In salita tiene bene; in discesa, soprattutto sui lastroni consumati come quelli della Scala Vecchia di Monte Pellegrino, scivola più di quanto ci si aspetti.
Ha una seconda caratteristica che non riguarda i piedi: è chiaro e riflette. La radiazione arriva anche dal basso, e la temperatura percepita sale di diversi gradi rispetto a quella dell’aria.
La sabbia vulcanica e la lava
Sull’Etna il terreno cambia natura. La sabbia vulcanica cede sotto il passo e in salita costa energia come la sabbia di una duna; la lava solidificata è tagliente e abrasiva, e mangia le mescole morbide. Le scarpe alte qui hanno senso, non per la caviglia ma per tenere fuori il materiale fine, che entra ovunque.
L’altopiano carsico
Sulle Madonie alte il problema non è l’aderenza ma la lettura. Il calcare carsificato affiora in lastre e sfasciumi, le doline aprono avvallamenti profondi anche decine di metri, e la vegetazione può nasconderne i bordi. Fuori traccia si cammina su un terreno dove una caviglia si storce in fretta.
Le piste forestali
Nei Nebrodi, alla Ficuzza e in buona parte delle Madonie basse il fondo è di terra battuta, largo e con pendenze dolci. È il terreno più facile dell’isola, e per questo quelle aree sono le migliori per chi comincia o cammina con i bambini. L’unico problema è l’acqua: dopo le piogge le piste tengono l’umidità per giorni e diventano fangose.
Che scarpe servono su ogni fondo?
La regola pratica è che in Sicilia la scarpa si sceglie per la roccia, non per la regione. Una suola scolpita e una scarpa bassa vanno bene su calcare e piste forestali, che sono la maggior parte dei percorsi. Sull’Etna serve qualcosa di più robusto e possibilmente alto. Nelle gole con acqua, dall’Alcantara a Cavagrande, serve una scarpa che possa bagnarsi e tenere sul bagnato.
Un caso concreto
Caso
Stesso dislivello, due fatiche diverse
Confronto fra la salita alla Fossa delle Felci e l’anello della Ficuzza.
- La salita alla Fossa delle Felci a Salina fa 1,9 km con 438 metri di dislivello, fra 111 e 612 metri di quota: pendenza media molto alta, fondo umido nel bosco.
- L’anello di Ficuzza verso il Gorgo del Drago fa 3,6 km con 151 metri di dislivello, fra 644 e 748 metri: pista forestale larga, ombreggiata.
- Il primo concentra tre volte il dislivello in metà lunghezza, su terreno che resta bagnato a lungo.
Cosa se ne ricava. Due percorsi entrambi sotto i quattro chilometri, e uno è una gita e l’altro un allenamento. Prima di guardare la lunghezza conviene guardare la pendenza media, cioè il dislivello diviso i chilometri, e poi il fondo.
La salita alla Fossa delle FelciDomande frequenti
Servono gli scarponi alti in Sicilia?
Non quasi mai. Su calcare costiero e piste forestali basta una scarpa bassa da trekking con suola scolpita. L’eccezione è l’Etna, dove la sabbia vulcanica entra ovunque e la lava è abrasiva: lì le scarpe alte hanno senso.
Perché il calcare scivola in discesa?
Perché il passaggio lo leviga. Sui tratti molto frequentati, e in particolare sulle mulattiere lastricate storiche, la superficie diventa lucida e con la polvere o l’umidità perde aderenza. È il motivo per cui la suola conta più del modello di scarpa.
Cosa sono le doline delle Madonie?
Avvallamenti chiusi scavati dalla dissoluzione del calcare, profondi anche decine di metri. Sull’altopiano di Pizzo Carbonara sono numerose e i bordi possono essere mascherati dalla vegetazione: è una delle ragioni per cui camminare fuori traccia lì è sconsigliato.
La classificazione segue la geologia delle aree in cui ricadono le tracce pubblicate ed è coerente con i campi “cosa portare” compilati sulle singole schede.
Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 1 settembre 2026, aggiornata il 1 settembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.
Fonti
- ISPRA — aree protette, biodiversità e dati ambientali
- Parco dell’Etna — regolamento del parco, sentieri autorizzati e accessi al vulcano
- Parco delle Madonie — rete sentieristica, regolamento e stato dei percorsi delle Madonie
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