Guida
Le trazzere e la transumanza
Undicimila chilometri di demanio pubblico largo 37,68 metri, nessuna mappa consultabile e nessun segnavia: la rete di percorsi più estesa della Sicilia è anche quella che non si sa dove sia.

La rete di percorsi più estesa della Sicilia non compare in nessuna guida escursionistica. Sono le trazzere: circa undicimila chilometri che la Regione elenca fra i propri beni demaniali e che quasi nessuno percorre, perché non sono segnati, non stanno in un catasto dei sentieri e in buona parte non si riconoscono nemmeno guardandoli.
Il malinteso da togliere subito è che siano sentieri antichi. Sono una categoria giuridica. Una trazzera è una striscia di terreno pubblico, larga in teoria quasi quaranta metri, che il diritto continua a considerare tale anche dove sopra ci sono un uliveto, una casa o una strada asfaltata. Per chi cammina questo cambia molto, e conviene sapere cosa.
Cosa è una trazzera, in diritto
Il demanio trazzerale, chiamato anche demanio armentizio, comprende le regie trazzere: strade a fondo naturale usate per trasferire gli armenti dai pascoli invernali delle pianure a quelli estivi delle montagne. Erano demanio dello Stato e sono passate al demanio della Regione in forza dell'articolo 32 dello Statuto siciliano, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946 n. 455, che assegna alla Regione i beni del demanio statale esistenti nel suo territorio salvo quelli che interessano la difesa o servizi di carattere nazionale. L'ufficio che se ne occupa è più vecchio della Regione: è stato istituito il 23 agosto 1917 con decreto luogotenenziale n. 1540.
La Regione dichiara circa 11.000 chilometri di trazzere, nei territori di quasi tutti i comuni dell'isola, con una larghezza legale minima di 37,68 metri, pari all'antica misura di 18 canne e 2 palmi. Prendendo come asse il centro della strada fanno 18,84 metri per lato. Il patrimonio si è ridotto nel tempo: l'amministrazione regionale dichiara oltre 25.000 atti di liquidazione stipulati, cioè oltre venticinquemila porzioni uscite dal demanio e passate a privati.
A gestirlo è il Servizio 5 Demanio trazzerale e usi civici, dentro il Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale dell'Assessorato regionale dell'agricoltura. Non il turismo, non l'ambiente: l'agricoltura. È il primo motivo per cui una trazzera non diventa un sentiero. Nell'ufficio che la amministra nessuno ha il compito di renderla percorribile: le competenze elencate sono verifica, vendita, reintegra, legittimazione delle occupazioni e concessioni.
I 37,68 metri e il documento che nessuno trova
La misura viene fatta risalire al Dispaccio Reale del 9 maggio 1799 e al Reale Dispaccio del 24 marzo 1811, che si limita a richiamare il primo. Il disegno di legge n. 488, presentato all'Assemblea regionale siciliana il 16 maggio 2023 da otto deputati, afferma che del dispaccio del 1799 non risulta esistere copia negli archivi di Stato siciliani e italiani né nelle principali biblioteche, e che la ricerca è stata fatta anche presso l'Ufficio regionale trazzere.
Va preso per quello che è: un'affermazione contenuta in una relazione parlamentare, non una verifica archivistica pubblicata e sottoposta a controllo. Ha però un peso, perché su quella misura si fondano le pratiche che i cittadini pagano. Il disegno di legge proponeva di far coincidere la larghezza della regia trazzera con quella rilevabile dalle mappe catastali di impianto, aggiungendo un comma all'articolo 13 della legge regionale 16 aprile 2003 n. 4. È stato assegnato alla Quarta commissione il 25 maggio 2023 e lì è rimasto. La Regione continua a pubblicare 37,68 metri.
Le norme, e quali reggono ancora
La stratificazione normativa è vecchia e in parte contraddittoria, e vale la pena dirlo invece di raccontarne una versione pulita. Il regio decreto 30 dicembre 1923 n. 3244, che portava i tratturi di Puglia e le trazzere di Sicilia dalla dipendenza del Ministero delle finanze a quella del Ministero dell'economia nazionale, su Normattiva risulta abrogato dalla legge 7 aprile 2025 n. 56, con decorrenza 9 maggio 2025: è la legge che ha cancellato in blocco gli atti normativi prerepubblicani del periodo 1861-1946. Il regolamento che ne discende, il regio decreto 29 dicembre 1927 n. 2801, alla stessa data risulta invece vigente, ed è quello che disciplina l'accertamento e la revisione della consistenza delle trazzere e la destinazione dei suoli. Che effetto abbia l'abrogazione del 2025 su un demanio che per Statuto è regionale, non lo abbiamo trovato analizzato da nessuna parte.
Su un punto invece la giurisprudenza è netta: una trazzera non si perde smettendo di usarla. La Corte di cassazione, seconda sezione civile, con la sentenza n. 24758 del 4 dicembre 2015 ha escluso che il tracciato si sdemanializzi da solo quando cessa il transito degli armenti, perché serve un atto di volontà espresso della Regione. La strada opposta esiste ed è amministrativa: è la legittimazione con vendita disciplinata dall'articolo 13 della legge regionale 4 del 2003, che ha sostituito l'articolo 25 della legge regionale 27 aprile 1999 n. 10 e regola prezzi, ordine di precedenza fra i richiedenti e abbattimento del 75 per cento delle sanzioni pregresse.
Si può camminarci sopra?
Dove il tratto è ancora demanio, sulla carta sì: è un bene pubblico, non si usucapisce e non si perde per abbandono. Nella pratica la domanda utile è un'altra, e cioè come faccia chi cammina a sapere che quel tratto lo è.
Guardando, non lo può sapere. Le pagine regionali sul demanio trazzerale pubblicano che cosa sia, qual è l'ufficio, il personale, la modulistica e la normativa. Non pubblicano un tracciato consultabile. Lo strumento previsto è un'istanza: la richiesta di attestato di demanialità, uno dei sei moduli scaricabili dal sito del dipartimento, aggiornati al 3 luglio 2025. È una procedura amministrativa che si avvia per un immobile o un terreno, non una risposta che si ottiene la sera prima di partire.
C'è un secondo vuoto, e spiega il resto. Nella rassegna delle norme regionali sulla fruizione dei sentieri curata dal Club Alpino Italiano nel febbraio 2024, la riga della Sicilia è vuota: nessuna legge regionale sulla rete escursionistica, nessun regolamento attuativo, nessun catasto dei sentieri. Le regioni senza una legge sono tre in tutta Italia: Calabria, Lazio e Sicilia. La Sicilia ha invece una legge sui cammini, la legge regionale 13 aprile 2022 n. 7, che all'articolo 2 definisce cammino un itinerario di almeno 100 chilometri percorribile a piedi anche lungo "sentieri e regie o pubbliche trazzere", e all'articolo 6 istituisce l'atlante regionale dei cammini presso l'Assessorato del turismo. È l'unica porta da cui una trazzera entra nel diritto escursionistico siciliano, ed è stretta: bisogna che qualcuno ne metta insieme cento chilometri e chieda il riconoscimento.
La conseguenza operativa è poco romantica. Un tratto di trazzera chiuso da un cancello, arato dentro un seminativo o coperto da un capannone non è un percorso da forzare: è una questione fra la Regione e chi lo occupa, e chi cammina non ha strumenti per risolverla sul posto né titolo per farlo. Le trazzere si percorrono dove qualcuno le ha rese percorribili. Altrove si guarda la mappa e si cambia strada.
Cosa faceva un gregge, e in quali mesi
La transumanza è uno spostamento periodico e quasi esclusivamente verticale fra pascoli invernali a bassa quota e pascoli estivi in alto, e si distingue dal nomadismo perché a spostarsi sono gruppi di pastori, non famiglie intere: la definizione è di Mario Giacomarra, ripresa nello studio di Luigi Lombardo sulla transumanza fra Iblei e Nebrodi. In Sicilia il verso lo detta la neve. I pascoli dei Nebrodi e delle Madonie stanno in alto e d'inverno sono soggetti a nevicate e gelate continue, quindi si scende a svernare e si risale in primavera.
Le date raccolte da Lombardo dalle interviste ai pastori sono precise: si parte dai màrcati di Buccheri fra il 20 e il 22 maggio, si torna giù dai pascoli dei Nebrodi fra il 20 e il 22 novembre. Non tutti gli animali partono insieme. Capre, cavalli e maiali, considerati più resistenti al caldo e al freddo, transumavano più tardi, a dicembre invece che a novembre e a giugno invece che a maggio: così si sfruttavano il pascolo residuo dell'autunno e i primi giorni utili della primavera. Salendo si viaggiava anche di notte, per il caldo, e ci si orientava sulla luna e sulle tre stelle della cintura di Orione, che i pastori chiamano u tri i bastuni.
La transumanza è patrimonio UNESCO, la Sicilia no
La transumanza è iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dall'11 dicembre 2019, con decisione presa a Bogotá dal Comitato intergovernativo nella sua quattordicesima sessione, su candidatura di Austria, Grecia e Italia; nel 2023 l'elemento è stato esteso e i paesi coinvolti sono saliti a dieci. Nella scheda italiana pubblicata dal Ministero della cultura le regioni elencate sono Lombardia e area alpina, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Sardegna, con comunità come Amatrice, Pescocostanzo, Frosolone, San Marco in Lamis, Rivello e Lacedonia. La Sicilia non c'è.
Non significa che qui la transumanza sia finita prima. Significa che è rimasta fuori dal dossier, e quindi anche dal circuito di finanziamenti, cartelli e itinerari che il riconoscimento ha portato ai tratturi di Abruzzo, Molise e Puglia. È la stessa asimmetria che si vede sul terreno: i tratturi hanno parchi, segnavia e musei, le trazzere hanno un ufficio che ne cura la vendita.
Cosa resta sul terreno
Lungo le trazzere, anche quelle secondarie, gli abbeveratoi stavano a intervalli brevi e regolari, e ai margini le masserie facevano da punto di riferimento e di rifornimento. Nel territorio di Misilmeri lo storico Marco Giammona ne ha descritti tre costruiti fra il Trecento e il Cinquecento per conto dei proprietari dei latifondi: uno all'imbocco della valle che divide il feudo Scalambra dalla Catena, lungo l'antica trazzera di Risalaimi; uno nella parte alta della Catena, alla piana Spinella; uno lungo la trazzera del feudo Patellaro, vicino a una masseria abbandonata. Sono vasche rettangolari in pietra, spesso con epigrafi e stemmi, costruite su un fondo di ghiaia perché gli animali facessero presa. Di molte resta solo la traccia.
Ci sono poi i manufatti che raccontano l'economia intorno alla pastorizia. A Buccheri, il comune più alto della provincia di Siracusa con i suoi 820 metri, la raccolta e il commercio della neve nelle neviere comunali erano un'attività vera, oggi scomparsa insieme alla viticoltura. Un censimento regionale di questi manufatti non risulta pubblicato: quello che si sa viene da ricerche locali, comune per comune, ed è il motivo per cui una guida onesta può elencarne alcuni ma non promettere una mappa.
Dove si cammina su una trazzera, oggi
Tre esempi, di natura diversa fra loro. La Magna Via Francigena fra Palermo e Agrigento è presentata dai suoi promotori come circa 180 chilometri in nove tappe fra regie trazzere dimenticate e strade provinciali poco battute: è esattamente la formula che la legge regionale sui cammini premia. Il GAL Sicani ha finanziato SicaniAPPedi, mappatura e segnaletica in pietra o legno di 450 chilometri fra sentieri e trazzere che toccano i 29 borghi dei Sicani, con tratte di circa 15 chilometri fra un paese e l'altro. Il Parco delle Madonie ha invece una rete escursionistica propria e distinta: 29 sentieri per circa 300 chilometri, rilevati con GPS e georeferenziati sulla Carta tecnica regionale in scala 1:10.000, con il dataset pubblicato nel geoportale della Regione.
La differenza fra i tre casi è quella che conta davvero. Nei primi due qualcuno ha preso delle trazzere e ne ha fatto un percorso, con soldi, accordi e cartelli. Nel terzo il percorso c'era già ed è un'altra cosa. Sui restanti diecimila chilometri e passa non è successo niente: restano una linea sul catasto e, a volte, una striscia di erba fra due muretti.
Casi concreti
Caso
La trazzera dei Messinesi, dagli Iblei ai Nebrodi
Luigi Lombardo ha ricostruito, con interviste dirette ai pastori, la transumanza fra i màrcati di Buccheri e le montagne del Messinese lungo un percorso che i pastori chiamano la buccherese o trazzera dei Messinesi. Lo studio è uscito su Dialoghi Mediterranei nel gennaio 2020.
- Il percorso in discesa raduna le mandrie a Cesarò e tocca Grottaffumata, Portella di S. Lorenzo, Catenanuova, Biddhuni, Depositu i Bullaci, ponti i brazzu, Ciruni, Scurdia, Francofonte e Pisano, in territorio di Buccheri.
- Il tratto siracusano è segnato anche nelle carte topografiche, in particolare fra Buccheri e Francofonte.
- A piedi il trasferimento durava quattro giorni con i bovini e due con le giumente, con tre tappe intermedie.
- I primi contratti di affitto dei pascoli a Buccheri risalgono al 1944; fino a circa dieci anni prima del 2020 si andava a piedi, oggi si trasferisce in camion in uno o due giorni.
- Le famiglie transumanti citate vengono da Tortorici: Liuzzo, Bontempo Scavo, Miraglia, Armeli. Le razze caprine nominate sono mureddi niuri, bennarde e masciddhina.
Cosa se ne ricava. Il percorso esiste ancora come tracciato e in parte come toponimo, ma la pratica che lo teneva aperto se n'è andata su strada asfaltata in due generazioni. Un sentiero smette di essere percorribile molto prima di smettere di esistere sulle carte, ed è la ragione per cui una trazzera "censita" non è una trazzera camminabile.
I NebrodiCaso
Quattrocentocinquantasette metri quadri a San Vito Lo Capo
Due persone comprarono nel 1970 un terreno edificabile a San Vito Lo Capo e vi costruirono una casa nel 1972. Oltre vent'anni dopo ricevettero una sanzione per occupazione abusiva di circa 1.060 metri quadri di demanio trazzerale, e sostennero che il tracciato fosse ormai sdemanializzato perché nessun armento vi passava più.
- La Corte di cassazione, seconda sezione civile, ha deciso il 29 ottobre 2015 e depositato la sentenza n. 24758 il 4 dicembre 2015.
- La Corte ha riconosciuto la persistente natura demaniale di 457 metri quadri, individuati con consulenza tecnica.
- Il convincimento si è formato sull'accertamento generale amministrativo del 12 ottobre 1936 e su atti di signoria della Regione.
- È stata respinta la tesi della sdemanializzazione tacita per cessazione dell'uso armentizio: serve una volontà espressa della Regione.
Cosa se ne ricava. Il tempo non cancella una trazzera e nemmeno un rogito. Per chi cammina la lettura è rovesciata rispetto a quella del proprietario: la demanialità sopravvive all'abbandono, ma sopravvive sulla carta, e sulla carta non ci si cammina. Nessuna sentenza apre un cancello.
Monte CofanoDomande frequenti
Come faccio a sapere se un tratto che sto percorrendo è una trazzera?
Non esiste una mappa pubblica del demanio trazzerale che si possa consultare prima di partire. Lo strumento formale è la richiesta di attestato di demanialità, uno dei sei moduli pubblicati dal Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale e aggiornati al 3 luglio 2025: si presenta per un bene determinato e la risposta arriva dall'ufficio, non da un'app. Sul terreno restano gli indizi indiretti, cioè la toponomastica, la larghezza anomala e le mappe catastali di impianto, e nessuno dei tre è una prova.
Posso passare se la trazzera attraversa un fondo privato o è chiusa da un cancello?
Se il tratto è ancora demanio è un bene pubblico e l'occupazione non lo fa diventare privato: la Cassazione nel 2015 ha escluso che si sdemanializzi da solo. Ma stabilire chi ha ragione spetta alla Regione, non a chi cammina, e molte porzioni sono state legittimate e vendute con procedura regolare. In pratica: davanti a un cancello o a un recinto si torna indietro. Una segnalazione all'ufficio regionale è la strada corretta, e non serve nell'arco della giornata.
Esistono tracce GPX delle trazzere?
Non della rete nel suo insieme. Esistono per i percorsi che qualcuno ha costruito sopra alcune trazzere, come i cammini riconosciuti e i progetti locali tipo SicaniAPPedi nei Sicani, e per reti escursionistiche vere come quella del Parco delle Madonie, il cui dataset di 29 sentieri per circa 300 chilometri è pubblicato nel geoportale regionale. Sulle mappe collaborative compaiono molti tratti chiamati trazzera: sono utili come indizio, non come garanzia che il passaggio sia aperto.
Si può andare in bici o a cavallo?
Sui cammini riconosciuti sì: la legge regionale 7 del 2022 ammette piedi, bicicletta anche a pedalata assistita, cavallo e altri mezzi non motorizzati, e consente all'ente titolare della strada di stabilire regole più restrittive segnalandole. Sulle trazzere non riconosciute come cammino non abbiamo trovato una disciplina specifica della fruizione, e dentro le aree protette valgono comunque i regolamenti dei singoli enti gestori, che vanno letti prima.
Si può ancora assistere a una transumanza in Sicilia?
Non nella forma che si immagina. Nel percorso studiato fra Buccheri e i Nebrodi il trasferimento a piedi è cessato intorno al 2010 e oggi si fa in camion in uno o due giorni. Le date storiche erano il 20-22 maggio in salita e il 20-22 novembre in discesa. Alcuni comuni delle Madonie e dei Nebrodi hanno riproposto il passaggio delle mandrie come evento: le date cambiano ogni anno e vanno chieste al comune, perché non esistono un calendario regionale né un elenco ufficiale.
Perché le guide non parlano delle trazzere se sono undicimila chilometri?
Perché la lunghezza è un dato amministrativo, non escursionistico. Quei chilometri sono una fascia demaniale larga 37,68 metri sulla carta, spesso ridotta sul terreno a pochi metri, coltivata, recintata o asfaltata, senza segnaletica e senza manutenzione. In Sicilia manca la legge regionale sulla rete escursionistica che in altre regioni produce catasto, numerazione e segnavia. Finché resta così, le trazzere sono un patrimonio giuridico più che una rete percorribile.
I dati sul demanio trazzerale (11.000 chilometri, larghezza legale di 37,68 metri, oltre 25.000 atti di liquidazione, ufficio istituito nel 1917) sono quelli pubblicati dall'Assessorato regionale dell'agricoltura, consultati il 6 settembre 2026. La discussione sulla fonte della larghezza viene dal testo del disegno di legge n. 488 depositato all'Assemblea regionale siciliana il 16 maggio 2023. Lo stato di vigenza dei due regi decreti è quello risultante da Normattiva alla stessa data. Il principio sulla sdemanializzazione viene dalla sentenza della Corte di cassazione n. 24758 del 4 dicembre 2015. I dati sulla transumanza fra Iblei e Nebrodi vengono dallo studio di Luigi Lombardo pubblicato in Dialoghi Mediterranei nel gennaio 2020, basato su interviste dirette ai pastori. Dove le fonti si contraddicono lo diciamo invece di sceglierne una. Le trazzere non sono percorsi segnati: prima di programmare un'uscita su un tracciato che si crede trazzera, si verifica sul posto e con chi gestisce il territorio.
Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 1 settembre 2026, aggiornata il 2 settembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.
Fonti
- Regione Siciliana — ordinanze regionali, riserve naturali e demanio forestale
- Club Alpino Italiano — scala delle difficoltà escursionistiche, segnaletica e sentiero Italia
- Parco delle Madonie — rete sentieristica, regolamento e stato dei percorsi delle Madonie
- OpenStreetMap — geometrie dei percorsi pubblicati su questo sito, licenza ODbL
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