Località · Etna
Valle del Bove: i belvedere, gli accessi e i divieti

La Valle del Bove è la depressione che occupa il fianco orientale dell’Etna: un anfiteatro a ferro di cavallo che l’INGV misura in circa 7 chilometri per 4,5 e che il Parco dell’Etna descrive con un perimetro di circa 18 chilometri e un’area di circa 37 chilometri quadrati. Le pareti che la chiudono a nord e a sud sono alte fra i 400 e i 1000 metri. Ricade quasi tutta nel territorio di Zafferana Etnea, con i bordi che a ovest passano a Nicolosi e a nord a Milo.
La prima cosa da sapere è che non è una gita in fondo alla valle. Il fondo è il campo lavico dove finiscono quasi tutte le colate recenti dell’Etna: nessuna acqua, nessuna ombra, copertura telefonica a tratti. La Valle del Bove si guarda dai bordi, e i bordi hanno tre affacci: il Monte Zoccolaro a 1739 metri, la cresta della Serra del Salifizio sopra Piano del Vescovo e la Schiena dell’Asino sul lato di Nicolosi.
Di quei tre, il primo è chiuso. L’accesso al Belvedere Calanna, cioè al piazzale sulla provinciale da cui parte il sentiero natura di Monte Zoccolaro, è interdetto dall’ordinanza n. 118 del 10 settembre 2021 del Comune di Zafferana Etnea, che proroga la n. 81 del 3 luglio 2020. La causa non è il vulcano: dopo il terremoto del 26 dicembre 2018 il Distaccamento Forestale di Zafferana Etnea ha rilevato linee di fratturazione per l’intero spessore del costone roccioso sotto il piazzale, su entrambe le pareti, con ipotesi di crollo. L’atto dispone la chiusura al traffico pedonale e il transennamento con barriere fisse fino a nuova ordinanza, e al 17 agosto 2026 è ancora l’unico che il Parco dell’Etna pubblica per Zafferana Etnea.
L’altra regola che cambia una giornata è l’allerta. L’alta Valle del Bove, fino a quota 1700, fa parte della Zona Sommitale perimetrata dall’INGV e trasmessa ai comuni nell’agosto 2025: in fase di allarme è vietata a chiunque, guide comprese, e il divieto scatta con l’avviso del Dipartimento regionale di Protezione Civile, senza bisogno di una nuova ordinanza. Come funziona il sistema sta nella guida sui permessi dell’Etna.
Il piazzale del Belvedere Calanna, sopra Zafferana Etnea, è interdetto al transito pedonale e transennato. L’ordinanza n. 118 del 10 settembre 2021 del Comune di Zafferana Etnea proroga la n. 81 del 2020 e vale fino a nuova ordinanza: il costone sotto il piazzale è fratturato per tutto il suo spessore dopo il terremoto del 26 dicembre 2018, e lo stesso atto richiama crolli e frane sul sentiero natura di Monte Zoccolaro. Gli altri affacci sulla valle, dalla Schiena dell’Asino e da Serra del Salifizio, non sono interessati.
Scheda della Redazione Sentieri Siciliani
Prima di partire
Verificato il 20 ottobre 2026 · fonte: Ordinanza n. 118 del 10 settembre 2021 del Comune di Zafferana Etnea sull’interdizione del Belvedere Calanna e ordinanza n. 41 del 13 agosto 2026 del Comune di Milo, lette per intero; pagina Ordinanze Sindaci del Parco dell’Etna, aggiornata al 17 agosto 2026; schede Sentieri e Vulcanologia del Parco dell’Etna; bollettini settimanali dell’INGV Osservatorio Etneo Rep. 03, 04, 34, 35, 36 e 42 del 2026; comunicato INGV del 30 gennaio 2023 sull’età della Valle del Bove; coordinate verificate su OpenStreetMap con Overpass e Nominatim- Ingressi
- Piano del Vescovo (Zafferana Etnea) 37.6991, 15.0539 Spiazzo di sosta lungo la provinciale Zafferana-Rifugio Sapienza, a quota 1375. Attacco del sentiero 727 verso la cresta della Serra del Salifizio.
- Bivio del Salto del Cane (Zafferana Etnea) 37.7009, 15.0141 Incrocio fra la SP92 Zafferana-Rifugio Sapienza e la provinciale che sale da Pedara e Tarderia, a quota 1850 secondo il Parco dell’Etna. Partenza e arrivo del sentiero natura Schiena dell’Asino.
- Belvedere Calanna (interdetto) 37.7113, 15.0663 Piazzale all’inizio del sentiero natura di Monte Zoccolaro. Chiuso al traffico pedonale e transennato dall’ordinanza n. 118 del 10 settembre 2021 di Zafferana Etnea.
- Rifugio Sapienza (Nicolosi) 37.7009, 14.9990 Quota 1900, versante sud. Da qui si sale alla Montagnola, da cui parte il Canalone verso il fondo della valle.
- Rifugio Citelli (Milo) 37.7651, 15.0597 Quota 1730, gestito dal CAI Catania. Bordo nord, attacco del sentiero 723 verso Serracozzo. La via Mareneve da Fornazzo è soggetta a chiusure comunali.
- Parcheggio
- Spiazzi liberi lungo la provinciale a Piano del Vescovo e al bivio del Salto del Cane, non segnalati e non custoditi. Al Rifugio Sapienza c’è il piazzale grande, a pagamento in alta stagione. Il piazzale del Belvedere Calanna è transennato. Al Rifugio Citelli la sosta dipende dalle ordinanze in vigore sulla via Mareneve: l’atto di Milo dell’agosto 2026 aveva chiuso la strada da Fornazzo.
- Con i mezzi
- Niente verso i belvedere della valle. L’unica corsa pubblica dell’Etna è l’autobus AST da Catania al Rifugio Sapienza, sul versante sud, una al giorno: il 20 ottobre 2026 il sito del vettore non rispondeva, quindi orario, fermata e giorni di sospensione vanno chiesti direttamente ad AST. Piano del Vescovo, il bivio del Salto del Cane, il Belvedere Calanna e il Rifugio Citelli non hanno collegamenti.
- Acqua
- Nessuna. Niente sorgenti né fontane sui bordi, niente nel fondo. Si riempie a Zafferana Etnea, a Fornazzo o ai bar del Rifugio Sapienza.
- Ombra
- Quasi nulla. Pino laricio e ginestra nel primo tratto dal bivio del Salto del Cane e da Piano del Vescovo, poi praterie a cuscini spinosi e lava scoperta.
- Permessi
- Fuori dalla Zona Sommitale non serve accompagnamento, e questo copre Piano del Vescovo, la cresta della Serra del Salifizio e il bivio del Salto del Cane. L’alta Valle del Bove fino a quota 1700 ricade invece nella Zona Sommitale perimetrata dall’INGV e trasmessa ai comuni con la nota del Dipartimento regionale di Protezione Civile del 21 agosto 2025: in fase di attenzione ci si cammina liberi sui percorsi segnalati, in fase di preallarme è vietata la Zona a Pericolosità Permanente attorno ai crateri, in fase di allarme l’intera Zona Sommitale. I divieti entrano in vigore con l’avviso del Dipartimento, senza una nuova ordinanza. Con una colata attiva valgono in più gli atti dei comuni del versante est: Milo, con l’ordinanza n. 41 del 13 agosto 2026, ha vietato il transito sulla via Mareneve e l’avvicinamento al fronte lavico a meno di 200 metri.
- Con bambini
- Con riserva
Il sentiero 727 da Piano del Vescovo è corto e il Parco dell’Etna lo classifica T, turistico: con bambini abituati a camminare ha senso, tenendo presente che arriva su una cresta esposta, dove conviene stare lontani dal bordo. Il Canalone della Montagnola, il sentiero 737 e qualunque discesa nel fondo della valle no.
- Con il cane
- Con riserva
Il decreto regionale dell’ottobre 2025 ammette i cani solo sui sentieri individuati dall’ente gestore e mai in zona A. Per il Parco dell’Etna quell’elenco non lo abbiamo trovato pubblicato: va chiesto all’ente prima di partire. A parte il permesso, la lava a blocchi rovina i polpastrelli e sui bordi non c’è acqua.
- Ingresso e orari
- Non è un’area con cancelli e non ha orari d’ingresso. Dentro la Zona Sommitale, però, l’ordinanza di Nicolosi n. 3 del 16 febbraio 2025 ammette l’escursione libera solo dall’alba al tramonto, e durante le eruzioni del 2026 i comuni del versante est hanno fissato il limite dell’imbrunire.
I dati operativi di Valle del Bove cambiano nel tempo. Se trovi una discrepanza, segnalacela.
I percorsi
Tracce derivate da OpenStreetMap. Distanze, quote e dislivelli sono calcolati dalla geometria e da un modello digitale del terreno, non trascritti da altre fonti.
Fra 1494 m e 1662 m di quota, con traccia GPX.
Fra 1375 m e 1719 m di quota, con traccia GPX.
Fra 1999 m e 2600 m di quota, con traccia GPX.
Fra 1674 m e 2586 m di quota, con traccia GPX.
Cosa aspettarsi
Nel 2026 la valle ha ospitato due eruzioni. La prima è cominciata il 1 gennaio da una bocca sopra quota 1900, nei pressi di Monte Simone, ed è cessata la notte fra l’11 e il 12 gennaio: il fronte più avanzato si è fermato a 1365 metri, il campo lavico ha coperto mezzo chilometro quadrato per una lunghezza massima di 3150 metri, con un volume stimato in via preliminare in 4 milioni di metri cubi. La seconda è partita il 6 agosto e ha lavorato molto di più: bocche a quota 2750, 2350, 2100 e 1900 metri, più due effimere a 3060 e 3100, hanno costruito un campo lavico di circa 5,5 chilometri di lunghezza planimetrica, misurata dalla bocca di 2750 fino a quota 1309, per un volume fra gli 8 e gli 11 milioni di metri cubi e un tasso effusivo massimo attorno ai 20 metri cubi al secondo il 18 agosto. I fronti sono scesi accanto a Rocca Capra, Rocca Musarra e Rocca delle Palombe, il 16 e il 17 agosto la cenere è caduta a Fleri, a tredici chilometri dal cratere, e il 23 agosto la bocca di 1900 metri non era più attiva.
Oggi la valle è ferma. Il bollettino settimanale dell’INGV Osservatorio Etneo Rep. 42/2026, sulla settimana dal 5 all’11 ottobre, registra soltanto degassamento a regime variabile dai crateri sommitali e discontinue emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est, con il tremore vulcanico su livelli bassi e nessuna attività effusiva. Il bollettino esce il martedì e vale la pena leggerlo prima di partire: fra due settimane, qui, la differenza può essere enorme.
La valle si è formata per crollo. Lo studio dell’INGV con l’Università di Urbino pubblicato nel 2023 ha datato al radiocarbonio frammenti di alberi trovati dentro il deposito di frana e lo colloca fra il 7478 e il 7134 a.C.: è il primo stadio, un grande collasso di fianco che presso Milo ha lasciato un deposito detritico di circa 4,3 chilometri quadrati, oggi in parte sepolto da lave e piroclastiti. Sopra quel collasso si sono sommati altri cedimenti e l’erosione, lungo tutto l’Olocene. Le pareti sono la ragione per cui i geologi ci vengono: tagliano l’Etna come una sezione e mettono in vista i vulcani che hanno preceduto quello attuale. Il Parco dell’Etna attribuisce le pareti occidentali e meridionali ai centri eruttivi di Trifoglietto, Giannicola, Salifizio-Vavalaci e Cuvigghiuni, e quelle occidentali e settentrionali all’Ellittico, attivo fra 60.000 e 18.000 anni fa. La Serra del Salifizio chiude la valle a sud, la Serra delle Concazze a nord.
Un’eruzione ha lasciato qui il segno più visibile dal basso: quella del 1991-1993, la più lunga del Novecento sull’Etna, che cominciò dalla parete occidentale della valle e la cui colata arrivò nella Val Calanna, sopra Zafferana Etnea, dove fu costruito un terrapieno per fermarla. Le misure di quel terrapieno e degli interventi che seguirono girano in versioni diverse e non le riportiamo. Quello che resta sul terreno è la Val Calanna riempita di lava, e si vede proprio dal belvedere che oggi è transennato.
I percorsi che pubblichiamo stanno tutti sui bordi o sulle vie che li collegano. Il sentiero 727, da Piano del Vescovo alla cresta della Serra del Salifizio, è il più breve e il meno impegnativo: 1,8 chilometri fra quota 1375 e quota 1719, 336 metri di dislivello, poco più di un’ora di cammino. Il Parco dell’Etna lo classifica T, turistico, e dà un’ora in salita. Finisce su un punto panoramico affacciato sulla valle: per chi vuole soltanto vederla, è la scelta più sensata che resti.
Il Canalone della Montagnola, sentiero 703, è invece la via con cui si scende dentro: 4,6 chilometri dalla Montagnola alla cresta della Serra del Salifizio, da quota 2586 a quota 1674, 929 metri di dislivello in discesa, circa tre ore e mezza. Quasi tutto il tracciato sta sopra i 1700 metri, cioè dentro la Zona Sommitale, e con le fasi di preallarme e di allarme la giornata salta. Il sentiero 737, che nella rete del Parco porta il nome di Schiena dell’Asino, collega la cresta alla Montagnola in 2,4 chilometri con 602 metri di dislivello, fra quota 1999 e quota 2600. Dal bordo del Monte Zoccolaro scende poi una variante interna di 802 metri e 169 metri di dislivello, fra quota 1494 e quota 1662: la pubblichiamo, ma si attacca oltre il piazzale interdetto, quindi oggi non è una proposta.
C’è un’omonimia che manda fuori strada. Il sentiero natura Schiena dell’Asino del Parco dell’Etna non è il 737: la scheda dell’ente lo descrive come andata e ritorno di circa 5 chilometri, 250 metri di dislivello, quattro ore, difficoltà media, con partenza e arrivo all’incrocio fra la SP92 e la SP401 da Pedara e Tarderia, nota come Salto del Cane, a quota 1850, e termine contro una scarpata attorno ai 2050 metri, dove sulla cresta, all’altezza del Canalone dei Faggi, ci si affaccia sulla valle. Due cose di quella scheda non tornano: i 250 metri di dislivello fra quota 1850 e quota 2050, e un riferimento alla sbarra di Case Pirao, che sta sul versante nord e appartiene a un altro sentiero. Chi usa quella descrizione sappia che il numero di sentiero non c’è e che i conti del dislivello sono larghi.
Sul bordo settentrionale si arriva dal Rifugio Citelli, a 1730 metri, gestito dal CAI Catania, da cui parte il sentiero 723 verso Serracozzo e la testata della valle. Qui il problema non è il sentiero ma la strada: l’ordinanza n. 41 del 13 agosto 2026 del Comune di Milo ha vietato il transito sulla via Mareneve, da Fornazzo al Rifugio Citelli, con decorrenza immediata e fino a nuove disposizioni, e ha aggiunto il divieto assoluto di avvicinarsi al fronte lavico a meno di 200 metri. La stampa locale riferisce una riapertura al traffico il 20 agosto 2026, ma l’atto che revoca il divieto non siamo riusciti a trovarlo: prima di programmare quel lato conviene chiamare il Comune di Milo. Il terreno, su tutti i bordi, è poi lo stesso: sabbia vulcanica che scivola, lava a blocchi che taglia le suole morbide, nessuna fontana e nessun albero sopra i 1800 metri. Le creste sono esposte al vento e la nuvolosità si alza dal versante ionico in fretta: i bollettini dell’INGV segnalano con regolarità settimane in cui le cattive condizioni atmosferiche hanno limitato anche le telecamere di sorveglianza. Se la valle è dentro una nuvola, dai belvedere non si vede niente.
Quando andarci
- Da maggio a ottobre per i bordi alti, Canalone della Montagnola e sentiero 737 compresi: prima la neve copre le quote sopra i 2000 metri.
- Da marzo a novembre per il sentiero 727 da Piano del Vescovo, che parte a 1375 metri e resta basso.
- Al mattino presto, sempre. Dai belvedere conta solo la visibilità, e sul versante orientale la nuvolosità risale dalla costa nel corso della giornata.
- D’inverno le creste sono un ambiente alpino, con vento e ghiaccio: non è la stagione per affacciarsi su un bordo esposto.
Cosa portare
- Acqua per tutta la giornata. Sui bordi e nel fondo della valle non c’è un punto di rifornimento.
- Scarpe alte con suola rigida. La lava a blocchi distrugge le suole morbide e la sabbia vulcanica entra ovunque.
- Antivento e uno strato caldo, in qualsiasi mese: le creste prendono vento da ogni lato.
- Traccia GPS e una batteria di riserva. Il telefono prende a tratti, soprattutto affacciati sulla valle.
- Occhiali e maschera antipolvere se nei giorni precedenti c’è stata ricaduta di cenere.
- Il Belvedere Calanna e il sentiero natura di Monte Zoccolaro sono interdetti e transennati dall’ordinanza n. 118 del 10 settembre 2021 del Comune di Zafferana Etnea, proroga della n. 81 del 3 luglio 2020, per rischio di crollo del costone roccioso. Il divieto vale fino a nuova ordinanza.
- L’alta Valle del Bove fino a quota 1700 è Zona Sommitale: in fase di preallarme è vietata la Zona a Pericolosità Permanente attorno ai crateri, in fase di allarme l’intera Zona Sommitale, con evacuazione immediata. I divieti scattano con l’avviso del Dipartimento regionale di Protezione Civile, e nelle zone interdette la guida non fa differenza. La fase va letta la mattina stessa.
- Quando una colata è attiva i comuni del versante est aggiungono prescrizioni proprie: l’ordinanza di Milo n. 41 del 13 agosto 2026 vieta in assoluto di avvicinarsi al fronte lavico a meno di 200 metri e ha chiuso la via Mareneve. Nel gennaio 2026, durante la prima colata dell’anno, la Prefettura di Catania riferì di ordinanze di Milo, Sant’Alfio e Zafferana Etnea che ammettevano l’accesso solo a gruppi di dieci persone con guida autorizzata e fino all’imbrunire: quei testi non li abbiamo letti e li citiamo per quello che sono, cioè il precedente di cosa accade qui quando la lava scende.
- Nessuna acqua e nessuna ombra sui bordi e nel fondo. La copertura telefonica è discontinua: va messo in conto di non poter chiamare.
- La lava recente non è un pavimento. I fronti raffreddati rotolano blocchi, le croste coprono cavità e la superficie taglia. Scendere nel fondo della valle non è una variante panoramica di una camminata sui bordi.
Domande frequenti
Si può scendere in fondo alla Valle del Bove?
Fuori dalle fasi di preallarme e di allarme non c’è un divieto generale, ma non è una camminata panoramica. La via normale è il Canalone della Montagnola, sentiero 703: 4,6 chilometri in discesa da quota 2586 a quota 1674, 929 metri di dislivello negativo, circa tre ore e mezza, su lava a blocchi, senza acqua, senza ombra e con il telefono che prende a tratti. Quasi tutto il tracciato sta sopra i 1700 metri, dentro la Zona Sommitale, e chiude con le fasi di allerta. Per vedere la valle basta affacciarsi dai bordi.
Da dove si vede la Valle del Bove?
Dai bordi. Oggi i due affacci praticabili sono la cresta della Serra del Salifizio, che si raggiunge in poco più di un’ora da Piano del Vescovo con il sentiero 727, e la Schiena dell’Asino, sul lato di Nicolosi, con partenza dall’incrocio fra la SP92 e la provinciale da Pedara e Tarderia a quota 1850. Il terzo, il Belvedere Calanna sotto il Monte Zoccolaro, è transennato.
Il sentiero di Monte Zoccolaro è aperto?
No. L’accesso al piazzale da cui parte, il Belvedere Calanna, è interdetto dall’ordinanza n. 118 del 10 settembre 2021 del Comune di Zafferana Etnea, che proroga la n. 81 del 3 luglio 2020. Il motivo non è il vulcano: dopo il terremoto del 26 dicembre 2018 il Distaccamento Forestale di Zafferana Etnea ha rilevato linee di fratturazione per l’intero spessore del costone roccioso sotto il piazzale, e l’ordinanza richiama casi di crollo ed eventi franosi sul sentiero stesso. Il divieto vale fino a nuova ordinanza e al 17 agosto 2026 il Parco dell’Etna pubblicava ancora quell’atto. Le escursioni con guida che compaiono in giro vanno verificate con il Comune.
Quanto è grande la Valle del Bove?
L’INGV la misura in circa 7 chilometri per 4,5, a ferro di cavallo. Il Parco dell’Etna le attribuisce un perimetro di circa 18 chilometri e un’area di circa 37 chilometri quadrati, con pareti alte fra i 400 e i 1000 metri a nord e a sud. Una quota unica per la valle non ha senso: il fondo passa da poco più di mille metri alla testata sotto i crateri.
Come si è formata la Valle del Bove?
Per collasso di fianco, non per erosione di un corso d’acqua. Uno studio dell’INGV con l’Università di Urbino pubblicato nel 2023 ha datato al radiocarbonio frammenti di alberi inglobati nel deposito di frana e lo colloca fra il 7478 e il 7134 a.C.: il deposito, presso Milo, misura circa 4,3 chilometri quadrati. A quel primo crollo si sono aggiunti altri cedimenti e l’erosione nel corso dell’Olocene. Le datazioni attorno ai diecimila anni che si leggono ancora vengono da ricostruzioni precedenti a quel lavoro.
Serve una guida per affacciarsi sulla Valle del Bove?
Dai belvedere sotto i 1700 metri no: Piano del Vescovo, la cresta della Serra del Salifizio e il bivio del Salto del Cane stanno fuori dalla Zona Sommitale e si percorrono liberamente. Dentro la Zona Sommitale le escursioni libere restano possibili in fase di attenzione, sui percorsi segnalati e dall’alba al tramonto, mentre nella Zona a Pericolosità Permanente attorno ai crateri si entra solo con guida alpina o vulcanologica abilitata. In fase di preallarme e di allarme non si entra affatto, nemmeno accompagnati.
C’è lava da vedere adesso nella Valle del Bove?
No. Il bollettino settimanale dell’INGV Osservatorio Etneo Rep. 42/2026, sulla settimana dal 5 all’11 ottobre, segnala solo degassamento dai crateri sommitali e discontinue emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est, con tremore su livelli bassi. Le due colate del 2026, dal 1 all’11 gennaio e dal 6 al 23 agosto, si sono fermate entrambe sopra quota 1300. Il bollettino esce il martedì e le colate si accendono senza preannuncio: va letto il giorno prima di partire, non un mese prima.
Si arriva alla Valle del Bove con i mezzi pubblici?
In pratica no. L’unica corsa pubblica della montagna è l’autobus AST da Catania al Rifugio Sapienza, una al giorno, e dal Rifugio Sapienza alla valle si passa per la Montagnola e il Canalone, cioè per il percorso più impegnativo. Verso Piano del Vescovo, il bivio del Salto del Cane, il Belvedere Calanna e il Rifugio Citelli non ci sono collegamenti. Il 20 ottobre 2026 il sito di AST non rispondeva: gli orari vanno chiesti al vettore.
Si può portare un bambino a vedere la Valle del Bove?
Il sentiero 727 da Piano del Vescovo è la scelta giusta: 1,8 chilometri, 336 metri di dislivello, e il Parco dell’Etna lo classifica T, turistico. Arriva però su una cresta esposta sopra la valle, quindi serve attenzione all’ultimo tratto. Il Canalone della Montagnola, il sentiero 737 fra quota 1999 e quota 2600 e qualsiasi discesa nel fondo non sono adatti.
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