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Quando l’Etna erutta: cosa cambia per chi cammina

Un’eruzione non chiude la montagna, cambia dove si può stare. Come funziona il sistema di allertamento e cosa significa in pratica.

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1 settembre 2026Aggiornata
Redazione Sentieri Siciliani ·
Quando l’Etna erutta: cosa cambia per chi cammina. Paesaggio siciliano legato al tema della guida.
kallernaCC0Wikimedia Commons

La domanda arriva puntuale ogni volta che l’Etna finisce nei telegiornali: si può ancora andare? La risposta quasi sempre è sì, ma non ovunque, e il punto è capire dove passa il confine.

Il sistema di allertamento

L’attività del vulcano è monitorata in continuo dall’INGV attraverso l’Osservatorio Etneo. Sulla base di quel monitoraggio la Protezione Civile regionale attiva delle fasi operative, che scalano con la probabilità di fenomeni pericolosi.

In fase di **attenzione** valgono le ordinanze dei singoli comuni: fuori dalla Zona Sommitale si cammina liberamente, dentro la Zona Sommitale le escursioni libere sono ammesse dall’alba al tramonto, e nella Zona a Pericolosità Permanente si entra solo con guida abilitata. Anche la distanza minima dal Cratere di Sud-Est cambia da comune a comune: 300 metri nelle ordinanze di Nicolosi e Belpasso, 500 in quella di Castiglione di Sicilia.

Al passaggio in **preallarme** viene interdetta la Zona a Pericolosità Permanente, a chiunque, guide comprese.

In fase di **allarme** è vietata l’intera Zona Sommitale, con evacuazione immediata.

La cosa importante da capire è che questi passaggi sono **automatici**: scattano con il cambio di fase, senza che serva una nuova ordinanza. Un’informazione di tre giorni prima può essere già superata.

Cosa comprende la Zona Sommitale?

Non solo i crateri. Secondo la perimetrazione trasmessa ai comuni nell’agosto 2025, comprende l’alta Valle del Bove fino a 1700 metri, le zone orientativamente sopra i 2500 metri sui versanti sud, ovest e nord e le fasce di sicurezza attorno a colate e bocche attive, anche molto più in basso. Nell’agosto 2026 i fronti lavici sono arrivati a quota 1340.

Cosa resta praticabile?

Moltissimo. I boschi dei due versanti, i crateri Silvestri accanto al Rifugio Sapienza, e soprattutto la Pista Altomontana, che aggira i versanti occidentale e settentrionale attorno ai 1750 metri, di norma fuori dalla Zona Sommitale. Di norma, non sempre: se una colata scende o cade cenere, anche queste quote possono essere chiuse, e sul versante nord un’ordinanza di Linguaglossa vieta l’uso della pista in caso di ricaduta di cenere o lapilli.

Un’eruzione, paradossalmente, è anche il periodo in cui la montagna bassa è più bella e meno affollata: il turismo si concentra sui punti panoramici e i sentieri nei boschi si svuotano.

Guardare non è avvicinarsi

La tentazione, quando c’è una colata visibile, è arrivare il più vicino possibile. È esattamente ciò che il sistema di interdizione serve a impedire, e non per prudenza burocratica: le colate producono crolli, esplosioni freatiche al contatto con la neve e nubi di cenere che riducono la visibilità in pochi minuti.

I punti di osservazione sicuri esistono e sono a distanza, spesso sui paesi pedemontani. Da lì si vede meglio, per giunta.

Come ci si informa?

L’INGV pubblica i bollettini di monitoraggio, la Protezione Civile regionale gli avvisi di fase, il Parco dell’Etna raccoglie le ordinanze dei comuni. Le società di guide autorizzate sono aggiornate ogni giorno per necessità professionale.

Nella nostra pagina sullo stato dei sentieri riportiamo quello che sappiamo, con la data della verifica in chiaro. Ma su un vulcano attivo la nostra data invecchia in fretta, e la fonte primaria va guardata comunque.

Domande frequenti

Se l’Etna erutta si può ancora fare trekking?

Quasi sempre sì, ma non in quota. In preallarme viene interdetta la Zona a Pericolosità Permanente, in allarme l’intera Zona Sommitale, che comprende anche le fasce attorno a colate e bocche attive. I boschi, i crateri Silvestri e la Pista Altomontana di solito ne restano fuori, ma vanno verificati il giorno stesso, perché una colata o la ricaduta di cenere possono far chiudere anche le quote basse. La montagna bassa in quei periodi è anche più vuota del solito.

Cosa comprende la Zona Sommitale?

Non solo i crateri: l’alta Valle del Bove fino a 1700 metri, le zone orientativamente sopra i 2500 metri sui versanti sud, ovest e nord, e le fasce di sicurezza attorno a colate e bocche attive a qualunque quota. Al suo interno sta la Zona a Pericolosità Permanente, che include i crateri attivi.

L’interdizione richiede un’ordinanza nuova ogni volta?

No, ed è il punto che sfugge a molti. La sospensione scatta in automatico con il cambio di fase del sistema di allertamento. Per questo la verifica va fatta la mattina stessa: un’informazione di tre giorni prima può essere già superata.

Ci si può avvicinare a una colata?

No. Le colate producono crolli, esplosioni al contatto con la neve e nubi di cenere che azzerano la visibilità in pochi minuti. I punti di osservazione sicuri sono a distanza, spesso dai paesi pedemontani, e per giunta danno una vista migliore.

Come abbiamo verificato

Il funzionamento del sistema di allertamento e le fasi operative sono quelli descritti dalla Protezione Civile regionale e dall’INGV. Lo stato in corso non si deduce: si legge alla fonte, il giorno stesso.

Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 1 settembre 2026, aggiornata il 1 settembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.

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