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Sentieri SicilianiDove si cammina in Sicilia, con i dati giusti

Zecche, vipere e altri incontri

Due sole cose meritano attenzione vera sui sentieri siciliani, e su entrambe le guide copiano materiale scritto per il nord. In Sicilia la malattia da zecche è un’altra, e la vipera c’è.

Redazione Sentieri Siciliani

Zecche, vipere e altri incontri. Paesaggio siciliano legato al tema della guida.
Davide MauroCC BY-SA 4.0Wikimedia Commons

La fauna siciliana non è pericolosa. Nell’isola non ci sono grandi predatori, e la quasi totalità degli incontri che si fanno camminando è innocua o piacevole.

Restano due cose su cui vale la pena sapere come comportarsi, perché su entrambe girano consigli popolari che fanno danno.

Le zecche, e l’equivoco siciliano

Sono il rischio più concreto, e riguarda i boschi con bestiame al pascolo: Ficuzza, Nebrodi, Madonie. La stagione va dalla primavera a fine estate.

C’è però un punto che quasi tutte le guide sbagliano, perché copiano materiale scritto per il nord. **La malattia di Lyme in Sicilia è sporadica**: è un problema del Nord-Est, di Friuli, Veneto e Trentino. Qui la malattia da zecche che conta è un’altra, la **febbre bottonosa del Mediterraneo**, trasmessa non dalla zecca dei boschi ma dalla **zecca del cane**.

E non è un dettaglio accademico: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità la Sicilia è fra le regioni italiane con la morbosità più alta, seconda solo alla Sardegna. Il periodo endemico va da giugno a ottobre.

La febbre bottonosa esordisce come un’influenza dopo cinque o sette giorni, e verso il terzo-quinto giorno compare un’eruzione che interessa anche i palmi delle mani e le piante dei piedi. Quel dettaglio è il segno distintivo, ed è quello da riferire al medico. Trattata con l’antibiotico giusto la febbre si arresta in due o tre giorni.

La conseguenza pratica: se dopo un’escursione siciliana hai febbre e macchie che arrivano ai palmi, non stare a cercare l’anello rosso della Lyme. Vai dal medico e di’ che sei stato morso da una zecca, quando e dove.

La prevenzione è banale e funziona: pantaloni lunghi nel sottobosco, repellente, e un controllo accurato al rientro. Le zecche si attaccano dove la pelle è sottile e riparata, quindi dietro le ginocchia, all’inguine, alle ascelle, dietro le orecchie, sull’attaccatura dei capelli.

### Come si toglie

Con una pinzetta a punte sottili, afferrandola **il più vicino possibile alla pelle** e tirando dritto, con trazione costante. Proteggi le mani con dei guanti o un fazzoletto: l’Istituto Superiore di Sanità lo raccomanda per evitare contaminazioni attraverso piccole ferite. Se il rostro resta nella pelle, va estratto con un ago sterile.

Quello che **non** va fatto è tutto ciò che la tradizione consiglia: niente olio, niente alcol, niente vaselina, niente fiammiferi o sigarette. Soffocare o irritare la zecca la fa rigurgitare, e il rigurgito è precisamente il veicolo di eventuali agenti infettivi.

Dopo la rimozione si disinfetta e si annota la data. L’ISS consiglia anche di conservare la zecca in alcol, per un’eventuale identificazione, e di tenersi sotto osservazione per un paio di settimane.

Gli antibiotici in profilassi, cioè presi per prevenire, sono **sconsigliati dall’ISS**: possono mascherare i segni della malattia e rendere più difficile riconoscerla.

Si va dal medico se compare un arrossamento che si allarga, oppure febbre, mal di testa, dolori articolari, linfonodi ingrossati. E, in Sicilia, se compaiono macchie che arrivano ai palmi e alle piante.

Le vipere ci sono

Va corretta una convinzione diffusa: **in Sicilia la vipera c’è**. È la *Vipera aspis*, nella sottospecie *hugyi*, ed è l’unico serpente velenoso dell’isola. La regione italiana senza vipere è la Sardegna, non la Sicilia, e da lì probabilmente nasce l’equivoco.

Detto questo, il rischio resta basso: le popolazioni sono molto localizzate e la vipera è uno dei serpenti più rari dell’isola. Gli incontri sono rari davvero. Ma proprio perché sono rari, quando capitano quasi nessuno sa cosa fare, e il primo soccorso tramandato è attivamente pericoloso.

Si riconosce dalla testa triangolare più larga del corpo, dalla pupilla a fessura verticale e dalla coda che si restringe di colpo. Il morso lascia **due fori distanziati mezzo centimetro o poco più**, mentre i serpenti innocui lasciano l’impronta di tutta l’arcata. Circa un morso su cinque è "secco", senza veleno, ma sul momento non lo si può sapere.

### Cosa non fare, mai

Non incidere la ferita. Non succhiare il veleno. **Non applicare un laccio emostatico**: blocca il ritorno venoso ma non la via linfatica, che è quella per cui il veleno viaggia davvero, e peggiora il danno locale.

Non disinfettare con l’alcol: a contatto con il veleno di vipera forma composti tossici. E non dare alcolici da bere, che accelerano l’assorbimento.

Soprattutto: **non far camminare la persona**. Il movimento è il fattore che più accelera la diffusione del veleno.

### Cosa fare

Chiamare il **112** subito, anche se il morso è solo sospetto. Tenere la persona calma e ferma. Sfilare anelli, bracciali e orologi prima che il gonfiore lo impedisca. Lavare con acqua: il veleno è idrosolubile.

Il protocollo dei centri antiveleni italiani prevede poi un **bendaggio linfostatico**: una fasciatura larga, con compressione moderata, che risale l’arto, associata a una stecca rigida per immobilizzarlo. Non è un laccio: il polso deve restare percettibile. Una volta messo, non si toglie fino all’ospedale.

Il siero antiofidico non si somministra sul territorio: va dato in ospedale, per via endovenosa, e serve solo a una minoranza dei casi.

Il resto

Nel sottobosco e sulle rocce si incontrano bisce e colubri, tutti innocui. Sull’Etna e nelle radure ci sono i cani da guardiania, che meritano un discorso a parte. Le processionarie sui pini, in primavera, sono un problema soprattutto per i cani, che le annusano.

Nient’altro sui sentieri siciliani richiede una precauzione particolare.

Domande frequenti

Come si toglie una zecca?

Con una pinzetta a punte sottili, afferrandola il più vicino possibile alla pelle e tirando dritto con trazione costante, senza torcere. Poi si disinfetta e si annota la data. Se nelle settimane successive compare un arrossamento che si allarga ad anello, o febbre e dolori articolari, si va dal medico riferendo il morso.

Si può usare olio o alcol sulla zecca?

No, ed è il consiglio popolare più dannoso. Soffocare o irritare la zecca la fa rigurgitare, e il rigurgito è proprio ciò che può trasmettere agenti infettivi. Niente olio, alcol, vaselina, fiammiferi o sigarette.

Ci sono vipere in Sicilia?

Sì. È la Vipera aspis nella sottospecie hugyi, unico serpente velenoso dell’isola. La regione italiana senza vipere è la Sardegna, non la Sicilia. Detto questo le popolazioni sono molto localizzate e gli incontri sono rari.

Cosa fare in caso di morso di vipera?

Chiamare il 112 subito. Tenere la persona ferma e calma, sfilare anelli e orologi, lavare con acqua. I centri antiveleni italiani prevedono poi un bendaggio linfostatico con compressione moderata e una stecca per immobilizzare l’arto, da non rimuovere fino all’ospedale. Mai laccio emostatico, mai incidere o succhiare, mai disinfettare con alcol, e soprattutto non far camminare la persona.

Qual è la malattia da zecche di cui preoccuparsi in Sicilia?

La febbre bottonosa del Mediterraneo, non la malattia di Lyme, che in Sicilia è sporadica. La Sicilia è fra le regioni italiane con la morbosità più alta. Il segno distintivo è l’eruzione che interessa anche i palmi delle mani e le piante dei piedi, qualche giorno dopo un esordio simil-influenzale.

Ci sono animali pericolosi sui sentieri siciliani?

Pochissimi. Non ci sono grandi predatori, la vipera è rara e localizzata, e i serpenti che si incontrano sono quasi sempre innocui. Le attenzioni reali sono le zecche nei boschi con pascolo e i cani da guardiania, che non sono aggressivi ma stanno facendo un lavoro.

Come abbiamo verificato

Guida rivista dopo una verifica documentale che ha corretto due nostri errori: avevamo dato la vipera come quasi assente in Sicilia, mentre è presente sebbene rara, e avevamo lasciato intendere che la malattia da zecche rilevante fosse la Lyme, mentre qui è la febbre bottonosa. Le indicazioni seguono l’Istituto Superiore di Sanità e i centri antiveleni italiani. Non sostituiscono un parere medico: in caso di dubbio il riferimento è il 112.

Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 1 settembre 2026, aggiornata il 1 settembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.

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