Monte · Isole minori
Montagna Grande: la cima di Pantelleria, l’anello del Parco e cosa è chiuso

Montagna Grande è la cima dell’isola di Pantelleria: 836 metri, la quota che il Parco Nazionale indica nella sua pagina sulle zone interne dell’isola e che coincide con il nodo di OpenStreetMap. Sta tutta nel comune di Pantelleria, provincia di Trapani, dentro il Parco Nazionale Isola di Pantelleria, istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 28 luglio 2016; le schede dei sentieri dell’Ente dichiarano 6.560 ettari di area protetta. Dalla parte alta si vede il cono del Monte Gibéle a est, 700 metri, e verso sud la Kúddia Attalóra.
Il modo normale di salirci è l’itinerario Montagna Grande del Parco: partenza dal parcheggio di Sibà alta, sentieri 971, 971A e 971C, rientro allo stesso parcheggio. Il Parco dà 8 chilometri, 460 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa, 3 ore e 30 minuti, difficoltà E, escursionistico. Le coordinate del parcheggio stanno nel box qui sotto e vengono dal KMZ dell’itinerario pubblicato dall’Ente: è uno slargo sterrato accanto a un albero grande, e il sentiero comincia dall’altro lato della strada.
Prima di salire va letta una cosa. Dal dicembre 2025 un tratto del sentiero 971, verso il Monte Gibéle, è interdetto per un ordigno bellico inesploso. L’ordinanza sindacale n. 233 del 10 dicembre 2025 chiude il pezzo fra 36°46’32”N 12°00’37”E e l’incrocio con il 977, e il 25 febbraio 2026 una seconda ordinanza ha aggiunto un raggio di sicurezza di 150 metri attorno al punto del ritrovamento. Il 20 ottobre 2026 non abbiamo trovato nessun atto che revochi l’interdizione, nessun avviso di riapertura sul sito del Parco e nessun documento del Comune sull’argomento: il sentiero 977, da Balata dei Turchi al Monte Gibéle, resta da considerare chiuso.
L’anello classico di Montagna Grande, nella geometria pubblicata dal Parco, resta a ovest del tratto interdetto e non lo tocca. Non prendere però questa come una via libera: il raggio di sicurezza attorno a un ordigno lo fissa chi fa la bonifica, non una misura sulla carta, e dal 2026 il Parco ha smesso di pubblicare lo stato di percorribilità dei singoli sentieri. Prima di partire si telefona all’Ente. Valgono intanto le due regole scritte del Vademecum dell’Escursionista: con allerta meteo arancione o rossa l’accesso a tutta la rete sentieristica è interdetto, e sui sentieri le calzature aperte o a suola liscia sono vietate.
Un ordigno bellico inesploso ha fatto chiudere un tratto del sentiero 971 verso il Monte Gibéle e il sentiero 977 da Balata dei Turchi. L’ordinanza del sindaco di Pantelleria n. 233 del 10 dicembre 2025 delimita il tratto interdetto, e una seconda ordinanza del febbraio 2026 ha aggiunto un raggio di sicurezza di centocinquanta metri attorno al punto del ritrovamento, con divieto assoluto fino al termine della bonifica. Al 20 ottobre 2026 non abbiamo trovato nessun atto di revoca. Dal 2026 il Parco non pubblica più lo stato di percorribilità dei singoli sentieri, quindi prima di partire conviene telefonare all’Ente.
Scheda della Redazione Sentieri Siciliani
Prima di partire
Verificato il 20 ottobre 2026 · fonte: Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria: rete sentieristica, Vademecum dell’Escursionista, schede e KMZ dei sentieri 971, 971C, 974, 975 e 977, itinerario Montagna Grande, schede dei geositi, pagina dell’Info Point, avviso dell’11 dicembre 2025; decreto istitutivo del 28 luglio 2016- Ingressi
- Parcheggio di Sibà alta 36.7826, 11.9863 Partenza e arrivo dell’itinerario Montagna Grande del Parco, sui sentieri 971, 971A e 971C. Slargo sterrato accanto a un albero grande; il sentiero comincia dall’altro lato della strada. Coordinate dal KMZ dell’Ente.
- Area attrezzata di Montagna Grande 36.7793, 12.0009 Tavoli, panche, WC ecologico a secco e Info Point del Parco, nel 2026 aperto dal 15 giugno al 17 settembre. Circa quattrocento metri in linea d’aria dalla cima.
- Attacco del sentiero 975, lato Benikulà 36.7784, 11.9824 Estremo occidentale del 975 nel KMZ del Parco, sopra la strada per la grotta di Benikulà. Da qui verso Favara Grande e Tráçino: 9 chilometri e 3 ore per l’Ente.
- Bugéber, estremo nord del sentiero 974 36.8087, 11.9947 L’altro capo del 974 è a Rahàli, sul versante sud: 8,3 chilometri e 2 ore e 45 per l’Ente. Coordinate dal KMZ del Parco.
- Parcheggio
- Lo slargo sterrato di Sibà alta, di poche auto, all’inizio dell’itinerario del Parco. Più in alto, oltre l’area attrezzata, c’è un ultimo slargo di sosta su asfalto, usato da chi visita la Grotta dei Briganti. Il Parco non pubblica il numero di posti.
- Con i mezzi
- Fino al 31 ottobre 2026 Liberty Lines pubblica una corsa al giorno in aliscafo fra Trapani e Pantelleria; da novembre restano le navi, che con il mare grosso si fermano per giorni. L’isola ha un aeroporto. Un orario ufficiale del servizio di autobus dell’isola non l’abbiamo trovato: il Parco non lo pubblica e il sito del Comune non ne dà uno. Per arrivare a Sibà alta serve un mezzo proprio.
- Acqua
- Nessuna fontana lungo i sentieri. L’unico punto d’acqua è il dispenser dell’Info Point all’area attrezzata, annunciato dal Parco nell’agosto 2026 e aperto solo nei mesi estivi. Si porta da casa tutta quella della giornata.
- Ombra
- Buona nel tratto in pineta fra Sibà alta e l’area attrezzata e nel bosco di lecci e corbezzoli sotto la cima. Scarsa sulla sommità asfaltata, sulla discesa sud-est e sulle sterrate verso l’invaso.
- Con bambini
- Con riserva
L’anello del Parco è 8 chilometri con 460 metri di dislivello, fra gradoni, sentiero di montagna e sterrato: classificato E, escursionistico. Fattibile da bambini già abituati a camminare, non da chi è alle prime uscite. L’alternativa corta e in quota è la deviazione 971C per Kúddia Mída, 1,15 chilometri e 20 minuti secondo l’Ente, con le fumarole da tenere a distanza.
- Con il cane
- Con riserva
Il Parco non pubblica una regola scritta sui cani: non c’è nell’articolo 3 del decreto istitutivo del 2016 né nel Vademecum dell’Escursionista. Il decreto regionale dell’ottobre 2025, che ammette i cani al guinzaglio solo sui sentieri individuati dall’ente gestore e li esclude dalle zone A, riguarda le aree protette della Regione: qui l’ente è nazionale e ha un decreto proprio, che non divide il territorio in zone A. L’elenco dei sentieri ammessi va chiesto all’Ente Parco, allo 0923 569412 o a info@parconazionalepantelleria.it.
- Ingresso e orari
- La rete sentieristica non ha orari né cancelli. L’Info Point del Parco all’area attrezzata nel 2026 ha aperto dal 15 giugno al 17 settembre, dalle 10 alle 14, e a ottobre è chiuso; quello del lago ha chiuso il 15 ottobre. Con allerta meteo arancione o rossa l’accesso a tutta la rete è interdetto.
I dati operativi di Montagna Grande cambiano nel tempo. Se trovi una discrepanza, segnalacela.
I percorsi
Tracce derivate da OpenStreetMap. Distanze, quote e dislivelli sono calcolati dalla geometria e da un modello digitale del terreno, non trascritti da altre fonti.
Fra 515 m e 579 m di quota, con traccia GPX.
Fra 104 m e 562 m di quota, con traccia GPX.
Fra 168 m e 451 m di quota, con traccia GPX.
Fra 16 m e 554 m di quota, con traccia GPX.
Cosa aspettarsi
Montagna Grande non è un vulcano, ed è la cosa che più spesso si legge al contrario. La scheda del geosito Faglia di Montagna Grande lo dice in modo netto: non è un cono costruito dall’accumulo dei prodotti eruttati, ma un blocco di materiale sollevato dal magma raccolto in un serbatoio superficiale, un processo che i geologi chiamano ringiovanimento calderico. Il sollevamento risale a circa diciottomila anni fa, con una velocità di circa 1,9 centimetri l’anno, e ha portato in alto le colate trachitiche di ventottomila anni fa uscite dal Monte Gibéle. La scarpata di faglia che separa le due montagne è un segmento di tre chilometri alto più di trecento metri. Il Parco riassume la cosa in una frase: Montagna Grande è figlia del Monte Gibéle.
Il tema del percorso, scrive il Parco, è forestale, e la pineta di pino marittimo è quello che si attraversa nel primo tratto. Sopra i cinquecento metri compaiono i boschetti puri di leccio, con corbezzolo ed erica, e sui margini delle fasce tagliafuoco l’Ente segnala la serapide maggiore, l’orchidea di Pantelleria. Il bosco però è un bosco rifatto: nel maggio 2016 un incendio ritenuto doloso ha bruciato il versante, e le cronache dell’epoca parlarono di circa cinquecento ettari. Nella descrizione dell’itinerario il Parco segnala ancora un tratto rigoglioso perché indenne dai danni di quell’incendio, e nel luglio 2026 il Comune ha messo a gara uno sfollo sulla spessina di pino marittimo in località Montagna Grande, cioè il diradamento del novellame cresciuto fitto dopo il fuoco, con i fondi del programma Parchi per il clima 2019. Chi sale oggi cammina in una pineta giovane, non in una foresta antica.
La parte alta si fa in buona parte su asfalto. Oltre l’area attrezzata un sentiero forestale fra alberi ad alto fusto porta all’ultimo slargo di sosta, quello usato da chi va alla Grotta dei Briganti, e da lì la strada asfaltata arriva sotto la torre militare, nel punto più alto raggiungibile. Il Parco scrive che lì si è a circa ottocento metri: gli 836 sono la quota della cima, poco sopra. La Grotta dei Briganti sta a 830 metri ed è una galleria di scorrimento lavico aperta nelle lave di ventinove-trentacinquemila anni fa; il nome viene da un gruppo di giovani che, ai tempi dell’Unità d’Italia, si rifiutarono di fare il servizio militare e si nascosero dentro. Ospita una colonia di orecchione africano e alcuni rinolofi minori, e l’articolo 3 del decreto del parco vieta di disturbare le specie animali: si guarda da fuori. In pantesco la zona si chiama Miliàc.
La discesa costeggia il lato sud-est, ai piedi della torre, fra massi scavati dal vento in forme improbabili. A metà si incontra la Cappelluccia, una bolla di lava semiaperta, e accanto il bivio per il passo del cachi, fra Montagna Grande e il Gibéle. Poi si scende all’invaso artificiale, dove il Parco segnala un’area di sosta dentro una struttura di legno, e si rientra su sterrato verso Kúddia Mída. Kúddia Mída è un centro eruttivo spento con un cratere perfettamente circolare, geosito di interesse internazionale a 577 metri: dalle fratture dell’orlo escono getti di vapore che arrivano a cento gradi, intermittenti, a volte accompagnati da anidride solforosa e acido solfidrico. Da lassù si vede il lago Bagno dell’Acqua.
Montagna Grande non è solo l’anello. Il massiccio è attraversato da altri quattro tracciati, e questi numeri vengono dalle nostre tracce. Il 974, da Rahàli a Bugéber passando per Favara Grande, misura 8,4 chilometri fra 104 e 562 metri di quota, con 314 metri di salita e 481 di discesa: circa 3 ore e 20 minuti, mentre il Parco dà 8,3 chilometri e 2 ore e 45. Il 975, fra Tráçino e la zona di Benikulà, misura 8,9 chilometri fra 168 e 451 metri, con 373 metri di salita e 202 di discesa: circa 3 ore e 10, contro i 9 chilometri e le 3 ore dell’Ente. Il 971C, la deviazione per Kúddia Mída, è 1,2 chilometri fra 515 e 579 metri, poco meno di mezz’ora, venti minuti per il Parco. Il 977, da Balata dei Turchi al Monte Gibéle, misura 9,1 chilometri e sale dai 16 ai 554 metri con 694 metri di dislivello, circa 4 ore: è il sentiero chiuso.
Il 974 e il 975 esistono per le favare, i soffioni di vapore che sono il tratto più riconoscibile di questa montagna. La Favára Grande sta sul versante sud, e il Parco la descrive come il più importante esempio di vulcanesimo secondario dell’isola: il vapore esce da una crepa del terreno, intorno ai quattrocentocinquanta metri. Il Bagno Asciutto di Benikulà, a 380 metri sopra Sibà, è una grotta in cui il vapore entra da una faglia e funziona da sauna naturale: i getti possono toccare i cento gradi e l’Ente, che la tiene sotto controllo per la piccola quantità di gas vulcanici nel vapore, raccomanda di limitare il tempo di permanenza all’interno. Più in basso ci sono le fumarole della Vecchia Caserma, a 435 metri, dove l’aria calda veniva raccolta e convogliata per scaldare la caserma militare.
Dal lato pratico la montagna chiede due cose. La prima è l’acqua: lungo i sentieri non ci sono fontane, e l’unico punto d’acqua dell’Ente è il dispenser dell’Info Point all’area attrezzata, che nel 2026 ha aperto dal 15 giugno al 17 settembre, dalle 10 alle 14, e adesso è chiuso. La seconda è l’orientamento: l’anello incrocia più sterrate e i bivi per Kúddia Mída, Kúddia Randázzo e il passo del cachi, e la descrizione del Parco si appoggia a riferimenti sul terreno come i due anelli di sicurezza e i cartelli. La carta degli itinerari scaricabile dal sito è ancora l’edizione 2021; la carta escursionistica edizione 2026, annunciata dal Parco in agosto, si compra dagli operatori dell’isola. Il Vademecum chiede anche di verificare lo stato dei sentieri agli info point del Parco, ma da metà ottobre sono chiusi: resta la telefonata all’Ente.
A Pantelleria si arriva in aereo o per mare, e in ottobre il margine conta. Fino al 31 ottobre 2026 Liberty Lines pubblica una corsa al giorno in aliscafo fra Trapani e Pantelleria; dopo restano le navi, che d’inverno si fermano per giorni con il mare grosso. Sull’isola il mezzo proprio serve: un orario ufficiale del servizio di autobus non l’abbiamo trovato, né sul sito del Parco né su quello del Comune.
Quando andarci
- Da aprile a giugno: la pineta è asciutta e sui margini delle fasce tagliafuoco fiorisce la serapide maggiore, l’orchidea che il Parco segnala lungo questo percorso.
- Da settembre a novembre, con giornate limpide: il Gibéle e la Kúddia Attalóra si vedono puliti dalla foschia estiva.
- D’estate solo nelle prime ore del giorno. La pineta dà ombra nel primo tratto, ma la sommità asfaltata e la discesa sud-est sono esposte, e con il rischio incendi alto la rete si chiude.
- Mai con allerta arancione o rossa della Protezione Civile regionale: il Vademecum del Parco interdice l’accesso a tutta la rete sentieristica. Con l’allerta gialla lo sconsiglia.
Cosa portare
- Scarpe chiuse con suola scolpita e antiscivolo. Sui sentieri del Parco le calzature aperte o a suola liscia sono vietate, e il Vademecum richiama per i trasgressori la sanzione dell’articolo 30 della legge 394/1991.
- Tutta l’acqua della giornata. Sul percorso non ci sono fontane e il dispenser dell’Info Point funziona solo nei mesi di apertura.
- Giacca antivento: il Vademecum la mette in elenco, e in cima il vento del Canale di Sicilia non trova ostacoli.
- Una traccia GPS o la cartina del Parco. L’anello incrocia sterrate e bivi che si somigliano, e la carta scaricabile dal sito è l’edizione 2021.
- Ordigni bellici sul Monte Gibéle. L’ordinanza sindacale n. 233 del 10 dicembre 2025 interdice il tratto del sentiero 971 fra 36°46’32”N 12°00’37”E e l’incrocio con il 977; il 25 febbraio 2026 una seconda ordinanza ha fissato un raggio di sicurezza di 150 metri attorno al punto del ritrovamento, con divieto assoluto di accesso e permanenza fino al termine della bonifica. Al 20 ottobre 2026 non risulta alcun atto di revoca.
- La geometria dell’anello pubblicata dal Parco resta fuori dall’area interdetta, a circa settecento metri dall’estremo del tratto chiuso. Resta il fatto che l’anello usa il 971: prima di partire lo stato del sentiero va chiesto all’Ente Parco, perché un avviso di chiusura vale finché non c’è un atto che lo revoca.
- Con allerta meteo arancione o rossa l’accesso a tutta la rete sentieristica è interdetto dal Vademecum del Parco. Con l’allerta gialla è sconsigliato. Il bollettino si guarda la sera prima.
- Alcuni tratti della rete attraversano aree a pericolo di crollo di blocchi lavici individuate dal Piano per l’assetto idrogeologico. Il Parco li considera percorribili con tempo buono e li ha segnalati con cartelli a inizio e fine: lì il Vademecum chiede di non parlare, di non usare il telefono, di stare lontani dai cigli, di tenere le mani libere e di guardare il versante in alto dove la vegetazione è rada.
- Fumarole e favare non sono panorami innocui. I getti di Kúddia Mída e della Favára Grande arrivano a cento gradi, escono in modo intermittente e possono portare anidride solforosa e acido solfidrico; nella grotta di Benikulà il Parco raccomanda di limitare il tempo di permanenza.
Domande frequenti
Quanto è alta Montagna Grande?
Ottocentotrentasei metri, ed è la cima più alta dell’isola di Pantelleria. La quota è quella che il Parco Nazionale indica nella pagina sulle zone interne dell’isola e coincide con il nodo di OpenStreetMap. Nella descrizione dell’itinerario il Parco scrive circa ottocento metri, ma quel numero si riferisce al punto sotto la torre militare, dove la strada asfaltata finisce, non alla cima. Il Monte Gibéle, di fronte, arriva a 700 metri.
Quanto dura l’anello di Montagna Grande?
Per il Parco 3 ore e 30 minuti: 8 chilometri con 460 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa, difficoltà E. Si parte dal parcheggio di Sibà alta e si usano i sentieri 971, 971A e 971C, salendo in pineta all’area attrezzata e alla zona della torre, scendendo sul lato sud-est fino all’invaso artificiale e rientrando per Kúddia Mída.
I sentieri di Montagna Grande sono aperti?
Il 977, da Balata dei Turchi al Monte Gibéle, va considerato chiuso: l’avviso del Parco dell’11 dicembre 2025 dichiarava interdetti il 971 e il 977 per un ordigno bellico, il 17 settembre 2026 la scheda dell’Ente dava il 977 ancora chiuso e al 20 ottobre 2026 non abbiamo trovato nessun atto di riapertura. L’interdizione dell’ordinanza n. 233 riguarda un tratto del 971 verso il Gibéle, non tutto il sentiero: la geometria dell’anello pubblicata dal Parco resta circa settecento metri fuori da quell’area. Lo stato aggiornato va chiesto all’Ente, anche perché con allerta arancione o rossa tutta la rete è interdetta.
Si arriva in auto in cima a Montagna Grande?
Si arriva in auto fino a un ultimo slargo di sosta nella parte alta, oltre l’area attrezzata, e la strada asfaltata prosegue fino a sotto la torre militare. Fuori dalle strade e dalle piste aperte al pubblico passaggio, però, l’articolo 3 del decreto del parco vieta il transito dei mezzi a motore: la montagna si gira a piedi.
C’è acqua lungo il percorso?
No. Lungo i sentieri non ci sono fontane. Il Parco ha installato un dispenser d’acqua all’Info Point dell’area attrezzata, annunciato nell’agosto 2026, ma l’Info Point nel 2026 ha aperto solo dal 15 giugno al 17 settembre, dalle 10 alle 14. In autunno e in inverno si porta tutta l’acqua da casa.
Montagna Grande è un vulcano?
No, e il Parco lo scrive in modo esplicito nella scheda del geosito Faglia di Montagna Grande. Non è un cono costruito dai materiali eruttati, ma un blocco sollevato dal magma accumulato in un serbatoio superficiale, circa diciottomila anni fa, a una velocità di circa 1,9 centimetri l’anno. Le rocce della cima sono colate trachitiche di ventottomila anni fa uscite dal Monte Gibéle: per il Parco, Montagna Grande è figlia del Gibéle. Il vulcanesimo che si vede camminando è quello secondario delle favare e delle fumarole.
Si può entrare nella Grotta dei Briganti?
La grotta sta a 830 metri, poco sotto la cima, ed è una galleria di scorrimento lavico nelle lave di ventinove-trentacinquemila anni fa. Dentro vive una colonia di orecchione africano e ci sono alcuni rinolofi minori. Il Parco non pubblica una regola di visita, ma l’articolo 3 del decreto istitutivo vieta il disturbo delle specie animali: ci si affaccia da fuori, senza luci né voci, e si lascia stare.
Si può portare il cane sui sentieri del Parco di Pantelleria?
Non c’è una risposta pubblicata. Il decreto istitutivo del 2016 e il Vademecum dell’Escursionista non parlano di cani. Il decreto regionale dell’ottobre 2025, che apre i sentieri ai cani al guinzaglio quando l’ente gestore li individua, riguarda le aree protette della Regione e non un parco nazionale dello Stato. L’unica strada è chiedere all’Ente Parco, allo 0923 569412.
Che scarpe servono sui sentieri di Pantelleria?
Scarpe chiuse, con suola scolpita e antiscivolo, meglio se impermeabili e alte sulla caviglia. Non è un consiglio: il Vademecum del Parco vieta le calzature aperte o con suola liscia e richiama per i trasgressori la sanzione dell’articolo 30 della legge 394/1991. Il fondo dei sentieri di Montagna Grande alterna gradoni, sentiero di montagna e sterrato.
Nei dintorni
MonteLa cima più alta di tutte le Eolie, non solo di Salina. Si sale in una felceta fitta e la vista si apre soltanto in vetta, su tutto l’arcipelago.
MonteIl vulcano in attività persistente delle Eolie, isola abitata nel Comune di Lipari. Fin dove si cammina non lo decide l’allenamento ma un’ordinanza del sindaco: da soli fino a quota 290, con guida autorizzata fino a 400, più in alto nessuno.
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