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Allerta meteo in Sicilia: cosa cambia per chi cammina

Come si legge l’avviso regionale, cosa vuol dire ogni colore per un’escursione, quali riserve chiudono e perché d’autunno il pericolo sono torrenti e fiumare.

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27Fonti citate
4Casi reali
20 settembre 2026Aggiornata
Redazione Sentieri Siciliani ·
Allerta meteo in Sicilia: cosa cambia per chi cammina. Paesaggio siciliano legato al tema della guida.
pjt56CC BY-SA 3.0Wikimedia Commons

Chi guarda l’allerta meteo la sera prima di un’escursione vuole sapere una cosa sola: se domani può uscire, e dove. Il bollettino del giorno non lo riportiamo, perché cambia ogni ventiquattr’ore. Qui c’è quello che serve per leggerlo: cosa vuol dire ogni colore per chi cammina, in quale zona cade il sentiero, chi decide le chiusure e perché in autunno il pericolo principale sono i torrenti.

Allerta meteo in Sicilia: quale avviso bisogna leggere?

La Protezione civile della Regione Siciliana pubblica due avvisi diversi, e conviene tenerli separati. Il primo è l’**avviso per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico**, emesso dal Centro funzionale decentrato (CFD-Idro). Secondo la circolare regionale dell’11 settembre 2026 esce ogni giorno alle 16. Vale per il giorno stesso, dall’emissione alle 24, e per il giorno dopo, dalle 0 alle 24. È questo che parla di pioggia, temporali, frane e piene.

Il secondo è l’**avviso per il rischio incendi e ondate di calore**, che vale dalle 0 del giorno dopo per ventiquattr’ore. Usa un’altra scala: tre livelli per provincia (nessuno, preallerta, attenzione) e, per il caldo, quattro livelli da 0 a 3 per Palermo, Catania e Messina. Durante la campagna antincendio, avviata il 15 maggio 2026, la preallerta arancione viene dichiarata anche con pericolosità bassa. Il meccanismo è spiegato nella guida sugli incendi.

Le due scale si sovrappongono, e le parole ingannano. Nell’avviso idro «attenzione» è la fase del giallo; nell’avviso incendi è il livello più alto, il rosso. A settembre capita di avere lo stesso giorno un giallo per temporali e un arancione per incendi, come è successo a Palermo il 12 settembre 2026. Quando un Comune scrive «allerta arancione», prima di tutto va capito di quale avviso parla.

Verde, giallo, arancione, rosso: cosa significano per un’escursione?

I colori dell’avviso idro corrispondono ai livelli di criticità e alle fasi operative dei piani di emergenza: **verde** è nessuna criticità e generica vigilanza, **giallo** è criticità ordinaria e attenzione, **arancione** è criticità moderata e preallarme, **rosso** è criticità elevata e allarme. Le frasi che seguono vengono dalla tabella nazionale degli scenari del Dipartimento della Protezione Civile, del 10 febbraio 2016.

Il verde non garantisce niente in un punto preciso. La tabella scrive che, anche senza fenomeni significativi previsti, non si possono escludere a livello locale fulmini, grandinate, raffiche isolate, piccoli smottamenti e caduta di massi.

Il **giallo** è il colore più sottovalutato. Per la tabella significa «occasionale pericolo per la sicurezza delle persone», con possibile perdita di vite umane per cause incidentali. Gli scenari descritti sono proprio quelli dei sentieri: frane superficiali e colate di fango in bacini piccoli, innalzamento dei corsi d’acqua minori, caduta massi. Quando il giallo è per temporali, la tabella aggiunge che lo scenario ha un’elevata incertezza: il temporale può scaricare in poco tempo su un’area molto ristretta, e nessuno sa prima dove.

Con l’**arancione** la tabella parla di pericolo per le persone con possibili perdite di vite umane, frane e colate diffuse, danni agli attraversamenti dei corsi d’acqua, strade interrotte vicino agli impluvi. Con il **rosso** il pericolo diventa grave, e sono possibili allagamenti anche lontano dai corsi d’acqua. C’è poi una riga che vale per ogni colore: anche senza pioggia, il passaggio dell’acqua nei fiumi maggiori può creare criticità. La piena arriva da monte, anche sotto il sole.

Nessun ente traduce questi colori in regole per chi cammina. La lettura della redazione è questa. Con il verde si esce, guardando il cielo. Con il giallo per temporali si evitano forre, cave, greti e guadi, e si sceglie un percorso che non passa dal fondo di una valle. Con l’arancione si rinuncia a tutto ciò che scende verso l’acqua o attraversa pendii franosi, e ci si aspetta chiusure. Con il rosso non si parte.

Come si legge l’avviso: zone, righe e orari

L’avviso divide la Sicilia in nove zone di allerta, indicate con le lettere dalla A alla I. La relazione del CFD-Idro le descrive così: **A** nord-orientale tirrenica con le Eolie, da Capo Peloro alla fiumara Zappulla; **B** centro-settentrionale tirrenica, dal Vallone Barbuzza al fiume Milicia; **C** nord-occidentale con Egadi e Ustica, dal fiume Eleuterio al Birgi; **D** sud-occidentale con Pantelleria, dal Mazaro al Magazzolo; **E** centro-meridionale con le Pelagie, dal Platani al Gela; **F** sud-orientale sul canale di Sicilia, dall’Acate a Capo Passero; **G** sud-orientale ionica, da Capo Passero al San Leonardo; **H** bacino del Simeto; **I** nord-orientale ionica, dal torrente Acquicella a Capo Peloro. Le zone seguono gli spartiacque, non le province.

Per ogni giorno la tabella ha tre righe. La prima riguarda frane e piene dei **bacini minori**, sotto i 50 chilometri quadrati, e delle aree urbane. La seconda è la stessa cosa **per temporali**. La terza riguarda i **bacini maggiori**, oltre i 50 chilometri quadrati. Per chi cammina contano soprattutto le prime due, perché i valloni e le cave sono bacini piccoli. La terza conta per chi scende al greto di un grande fiume.

In fondo alla prima pagina c’è un riquadro delle note, e nella seconda l’elenco dei **rilasci dalle dighe** comunicati dai gestori, con il corso d’acqua a valle e la portata. L’avviso del 16 settembre 2026 ne elencava cinque, fra cui la diga di Santa Rosalia sull’Irminio. L’avviso avverte che questi rilasci possono causare esondazioni a valle: un guado sotto una diga non va giudicato solo dal cielo.

Due dettagli pratici. Nel valutare lo scenario il CFD-Idro tiene conto della pioggia caduta negli ultimi cinque giorni, che stima quanto il terreno è già bagnato: dopo una settimana piovosa, anche poca pioggia pesa di più. E i sindaci possono attivare fasi più alte di quelle dell’avviso, se il loro territorio lo richiede. L’avviso è inviato, fra gli altri, a sindaci e prefetture, al CAI Sicilia, al Soccorso alpino, al Corpo forestale e al Dipartimento dello Sviluppo rurale, che gestisce diverse riserve.

In quale zona cade il sentiero?

Con la descrizione dei confini alcuni casi sono chiari. Cavagrande del Cassibile, Pantalica e Vendicari stanno nella **zona G**: i loro fiumi, Cassibile, Anapo e Tellaro, sfociano sullo Ionio fra Capo Passero e il San Leonardo. Le Gole dell’Alcantara stanno nella **zona I**. Palermo, Monte Pellegrino e lo Zingaro cadono nella **zona C**. Le Eolie sono in A, Egadi e Ustica in C, Pantelleria in D, le Pelagie in E.

Dove un massiccio sta a cavallo di due zone, come le Madonie fra versante tirrenico e bacini meridionali, la regola prudente è prendere il livello più alto fra le zone toccate dal percorso. Il sentiero sta dentro un bacino: un temporale a monte, in un’altra zona, arriva lo stesso.

Chi chiude, e quando: le riserve del Siracusano

Cavagrande del Cassibile, Pantalica e Vendicari sono gestite dal Servizio per il Territorio di Siracusa del Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale. La pagina Info dell’ente, letta il 17 settembre 2026, scrive che in caso di eventi eccezionali, **allerta meteo**, incendi o terremoti, le riserve «potranno» subire chiusure temporanee precauzionali, comunicate nella home page, e rimanda agli avvisi della Protezione civile regionale. Non esiste quindi una chiusura automatica legata a un colore: decide l’ente, di volta in volta.

I casi pubblicati mostrano come decide. Il 15 maggio 2025, con allerta arancione per temporali su tutta la regione, Cavagrande e Pantalica sono rimaste chiuse per l’intera giornata. Il 22 luglio 2025, con la provincia di Siracusa in livello di attenzione per il rischio incendi, l’ente ha chiuso le stesse due riserve. In nessuno dei due avvisi compare Vendicari. Due casi non fanno una regola, ma indicano che le riserve di forra chiudono prima di quella costiera.

L’ente non tiene un archivio delle chiusure. Il 17 settembre 2026 in testa alla home page compariva ancora l’avviso del 15 maggio 2025, accanto a quello del 13 settembre 2026 sull’ingresso Calamosche di Vendicari, chiuso per un albero caduto sulla strada. Prima di partire va letta la data di ogni avviso, non solo il titolo.

Cavagrande del Cassibile: una forra che si chiude con la pioggia

A Cavagrande si scende fino ai laghetti del Cassibile e si risale per la stessa via. È il tipo di percorso che il giallo per temporali sconsiglia: il fondo della cava raccoglie l’acqua di tutto il bacino, e l’uscita è in salita. La traccia del Sentiero Naturalistico, associata alla riserva, misura 8,3 chilometri fra 285 e 490 metri di quota, con 350 metri di salita e 508 di discesa: circa 3 ore e 20 minuti con il nostro calcolo.

La pagina dell’ente dice che la riserva è aperta tutti i giorni salvo chiusure temporanee, intere o parziali, comunicate in home page. Sull’orario le pagine non concordano. La pagina Info scrive che la biglietteria chiude alle 16 e che dopo non si entra. La pagina Visitare dà la biglietteria aperta dalle 7 alle 19, e la pagina Orari fa chiudere gli ingressi un’ora prima della riserva, che a settembre chiude alle 19 e a ottobre alle 18. In un giorno incerto conviene partire presto e chiedere all’ingresso.

Pantalica e la valle dell’Anapo: guadi e un ponte che non c’è più

A Pantalica il maltempo ha già cambiato la rete dei sentieri. L’ente scrive che l’ingresso Ponte Diga, in comune di Cassaro, è interdetto perché con gli eventi meteo del novembre 2021 è crollato il ponte sul torrente Mascà lungo la strada d’accesso. Nell’ottobre 2018 la relazione regionale registra esondazioni dell’Anapo, insieme al Gornalunga e al San Leonardo.

Il sentiero Serramenzana, nella descrizione dell’ente, scende al fiume e lo **attraversa** prima di risalire verso la SR11. La traccia misura 3,8 chilometri fra 207 e 346 metri, con 242 metri di salita e 203 di discesa: circa un’ora e mezza. Con torrente gonfio quel guado non si fa. Il tracciato lungo la valle dal Fusco alla stazione di Buscemi misura invece 23 chilometri, fra 176 e 556 metri, con 694 metri di salita: circa sette ore e mezza di fondovalle, troppe per un giorno di giallo.

Vendicari: la costa, la foce del Tellaro e le mareggiate

Vendicari è una riserva costiera e piatta. Il percorso fra Lido di Noto e la Tonnara misura 7,4 chilometri, fra 0 e 26 metri di quota, circa due ore. Il pericolo qui non è la forra ma l’acqua che arriva al mare. L’ente scrive che dall’ingresso Eloro, lungo la spiaggia, si arriva alla foce del Tellaro e che si passa verso Marianelli **solo in caso di secca**. Dopo la pioggia quella foce non si guada.

C’è poi il mare. Nelle giornate di burrasca l’avviso regionale segnala le mareggiate: quello del 19 gennaio 2026 chiedeva particolare attenzione alle coste, soprattutto ioniche e dello Stretto di Sicilia. Nei due avvisi di chiusura che abbiamo trovato Vendicari non compariva, ma la pagina Info vale per tutte e tre le riserve.

Gole dell’Alcantara: il fondale cambia a ogni piena

Le Gole stanno nella zona I, e l’Alcantara raccoglie l’acqua di un ampio versante fra Etna e Peloritani: qui conta anche la terza riga dell’avviso, quella dei bacini maggiori. Il Comune di Motta Camastra scrive che dalla scala comunale si risale la forra nell’acqua solo se le condizioni del fondale, soggetto agli effetti delle piene, lo permettono. Dopo un’allerta il fondo che si trova non è quello dell’estate.

La tappa 5 del Sentiero delle Ginestre, fra Castiglione di Sicilia e Graniti, misura 18 chilometri, sale fino a 563 metri e scende a 88 metri nel fondovalle, con 553 metri di salita: quasi sei ore. È un percorso da evitare nei giorni in cui l’avviso segnala criticità idraulica sulla zona I.

Allerta meteo a Palermo: cosa chiude il Comune

Palermo sta nella zona C. Con l’allerta arancione del 20 gennaio 2026 il sindaco ha firmato l’ordinanza n. 7 del 19 gennaio: chiusura di scuole, cimiteri, impianti sportivi all’aperto, ville, giardini e parchi, e della **Riserva naturale di Monte Pellegrino**. L’ordinanza limitava gli spostamenti allo stretto necessario, in particolare su via San Martino delle Scale, via Ruffo di Calabria, via San Martino e stradale Bellolampo, cioè le strade verso le colline. Vietava di sostare sotto gli alberi e chiedeva di evitare le zone costiere esposte. L’ordinanza citava raffiche oltre gli 80 chilometri orari, e il Comune spiegava che il motivo non era solo la pioggia ma soprattutto il vento.

Ogni chiusura vale per il giorno indicato nell’ordinanza, e ogni volta ne serve una nuova. Per il giallo del 12 settembre 2026 il Comune ha dato notizia dell’avviso senza annunciare chiusure. Gli avvisi comunali si leggono sul portale della protezione civile del Comune e sul canale Telegram @ProtezioneCivilePalermo, che il Comune usa per le allerte meteo e le chiusure di scuole. I sentieri di Monte Pellegrino sono brevi, come il Volo d’Aquila, 2 chilometri fra 199 e 509 metri, circa un’ora: con vento forte il pericolo è la caduta di rami e di sassi, non la distanza.

Perché d’autunno il pericolo sono le fiumare

La Protezione civile regionale descrive la maggior parte dei corsi d’acqua siciliani come fiumare: letto largo e ciottoloso, regime torrentizio, **piene improvvise**, quasi niente acqua d’estate. La relazione del CFD-Idro trae una conclusione dall’elenco storico delle alluvioni: i danni più gravi si verificano spesso nel reticolo idrografico minore e nei centri abitati, e solo in modo eccezionale nei grandi bacini. Sono i valloni e le cave, cioè i luoghi dove passano i sentieri.

L’elenco è fatto di torrenti. Il 2 febbraio 2014, in contrada Romanello a Noto, un’auto travolta dal torrente in piena: tre vittime. Fra il 1° e il 3 novembre 2018, nubifragi nelle province di Agrigento e Palermo, con esondazioni del Milicia, del Platani e di altri fiumi: tredici vittime. Il 25 ottobre 2019 a Rosolini la Cava Granati, nel bacino del Tellaro, esonda presso la statale 115 e travolge alcune auto: una vittima.

Per l’autunno 2026 la circolare regionale aggiunge tre ragioni di allarme. Il mare caldo dopo l’estate, a contatto con le prime correnti fredde, genera temporali violenti. I suoli aridi e bruciati dagli incendi rendono possibili colate rapide di fango, distacchi di massi e alluvioni lampo. E gli impluvi che scorrono solo a tratti e i **passaggi a guado** amplificano il rischio. L’ISPRA, nel rapporto 2024 sul dissesto, registra lo stesso andamento su scala nazionale: piogge intense e concentrate più frequenti, e più piene rapide e improvvise.

La campagna nazionale Io non rischio ricorda che nei piccoli torrenti il livello può salire in pochi minuti, anche di uno o due metri, e che per questi corsi d’acqua non sempre è possibile prevedere dove e quando. Le previsioni danno una probabilità su un’area vasta, non la certezza su un punto. Sul telefono, poi, non arriva nessun messaggio: IT-alert è attivo solo per incidenti nucleari, incidenti industriali, collasso di grandi dighe e attività vulcanica nelle aree indicate. La pioggia non è fra questi rischi.

Se il tempo cambia a metà percorso

Se si è in una forra o su un greto e il cielo si chiude a monte, si esce subito dal letto del torrente, senza aspettare la pioggia. Le indicazioni di Io non rischio per chi si trova in un’alluvione sono chiare: allontanarsi dalla zona allagata, perché con la corrente anche pochi centimetri d’acqua possono far cadere; raggiungere la zona più elevata vicina, evitando però pendii e scarpate che potrebbero franare; stare lontani da argini e ponti.

Un guado attraversato all’andata può non essere più passabile al ritorno. In quel caso si aspetta sulla sponda sicura che il livello scenda, e se serve si chiama il 112. Non si attraversa per non restare dall’altra parte. Con vento forte si evita di sostare sotto gli alberi, come chiedeva l’ordinanza di Palermo. Sugli avvisi è indicato anche il numero verde della sala operativa regionale, 800 404040.

In pratica: il controllo della sera prima

Dopo le 16 si apre l’ultimo avviso idro, si cerca la lettera della zona del sentiero e si guardano le prime due righe, poi la terza se il percorso tocca un grande fiume. Si legge anche l’avviso incendi, ricordando che la sua scala è un’altra. Si controlla se nei giorni precedenti è piovuto molto e se ci sono rilasci dalle dighe a monte. La mattina si apre la home page dell’ente gestore, leggendo la data di ogni avviso, e il sito del Comune. Con il giallo per temporali si cambia percorso. Con l’arancione si resta lontani dall’acqua o si rimanda.

Casi concreti

Caso

15 maggio 2025: arancione per temporali, due riserve chiuse

Un giorno di maggio, fuori dalla stagione in cui si pensa alle piene, e la risposta dell’ente gestore delle riserve siracusane.

  • L’avviso regionale n. 25134 del 14 maggio 2025 prevedeva per il giorno dopo allerta arancione per temporali su tutta la regione; l’avviso n. 25135 del 15 maggio la confermava, con fase operativa regionale di preallarme.
  • Per quel giovedì l’avviso prevedeva rovesci e temporali da sparsi a diffusi, con quantitativi moderati o puntualmente elevati.
  • Il Servizio per il Territorio di Siracusa ha tenuto chiuse per l’intera giornata Cavagrande del Cassibile e Pantalica, per maltempo.
  • L’avviso di chiusura non nominava Vendicari, e il 17 settembre 2026 compariva ancora in testa alla home page dell’ente.

Cosa se ne ricava. Con l’arancione le riserve di forra possono chiudere per tutto il giorno anche in primavera. La chiusura non è automatica e non riguarda per forza tutte le riserve dello stesso ente: va letta, con la sua data, ogni volta.

Cavagrande del Cassibile

Caso

20 gennaio 2026: rosso sul Siracusano, arancione a Palermo

Una perturbazione di origine extratropicale che la Protezione civile regionale, nella circolare di settembre, ricorda come ciclone Harry, con mareggiate storiche e frane estese.

  • L’avviso n. 26019 del 19 gennaio 2026 prevedeva per il 20 gennaio allerta rossa per temporali sulle zone A, F, G, H e I, e arancione su B, C, D ed E.
  • Le note dell’avviso chiedevano attenzione ai luoghi frequentati vicino ai corsi d’acqua e alle coste, soprattutto ioniche e dello Stretto di Sicilia, con eventuali provvedimenti di interdizione.
  • Il sindaco di Palermo, zona C, con l’ordinanza n. 7 del 19 gennaio 2026 ha chiuso scuole, parchi, ville, cimiteri e la Riserva di Monte Pellegrino, e ha limitato gli spostamenti sulle strade verso le colline.
  • L’ordinanza citava raffiche di vento oltre gli 80 chilometri orari, e il Comune indicava il vento come motivo principale delle chiusure.

Cosa se ne ricava. Lo stesso giorno la Sicilia può avere colori diversi da una zona all’altra, e un Comune può chiudere parchi e riserve anche per il vento. Chi cammina deve leggere la lettera della propria zona e le ordinanze del Comune, non il titolo generico sull’allerta.

Monte Pellegrino

Caso

Novembre 2018: l’allerta c’era, il pericolo stava nei torrenti

I nubifragi di inizio novembre 2018 nella Sicilia occidentale, letti con l’avviso del giorno prima e con l’elenco storico della Regione.

  • L’avviso n. 18306 del 2 novembre 2018 prevedeva per il 3 novembre allerta rossa sulle zone C, D ed E e arancione sul resto dell’isola, con condizioni meteo avverse.
  • La relazione del CFD-Idro registra per il periodo 1-3 novembre 2018 frane ed esondazioni del reticolo secondario e dei fiumi Milicia, Platani, San Leone, San Leonardo e Belice, con tredici vittime.
  • La stessa relazione conclude che i danni più gravi si verificano spesso nel reticolo idrografico minore e nei centri abitati, e solo in modo eccezionale nei grandi bacini.

Cosa se ne ricava. Un’allerta alta dice che il pericolo è probabile su un’area vasta, non indica il vallone che si riempirà. Per chi cammina la domanda da farsi è se il percorso passa da un corso d’acqua minore o da un guado.

Camminare in autunno

Caso

Pantalica: un ponte crollato nel 2021, un ingresso ancora chiuso

Il maltempo non chiude una riserva solo per un giorno. A Pantalica ha tolto un accesso.

  • La relazione regionale registra nell’ottobre 2018 esondazioni dell’Anapo, del Gornalunga e del San Leonardo nella Sicilia sud-orientale.
  • Con gli eventi meteo del novembre 2021 è crollato il ponte sul torrente Mascà lungo la strada dell’ingresso Ponte Diga, a Cassaro.
  • Il 17 settembre 2026 l’ente descriveva ancora quell’ingresso come interdetto.

Cosa se ne ricava. Dopo una stagione di piogge forti lo stato di un sentiero va riverificato: un ponte, un guado o una strada d’accesso possono non esserci più, e la chiusura può durare anni.

Pantalica

Domande frequenti

Cosa significa allerta gialla in Sicilia? Si può fare un’escursione?

L’allerta gialla corrisponde a una criticità ordinaria e alla fase di attenzione. La tabella nazionale degli scenari la associa a un occasionale pericolo per le persone, con frane superficiali, colate di fango e piene dei torrenti minori. Si può camminare, ma con il giallo per temporali conviene evitare forre, cave, greti e guadi e scegliere un percorso lontano dal fondo delle valli.

Dove si legge l’allerta meteo di domani in Sicilia, e a che ora esce?

Sul sito della Protezione civile della Regione Siciliana, nella sezione degli avvisi per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico. Secondo la Regione l’avviso esce ogni giorno alle 16 e vale fino alle 24 del giorno dopo. Il rischio incendi e caldo ha un avviso separato, con un’altra scala.

Con l’allerta arancione le riserve chiudono?

Non in automatico. Per le riserve del Siracusano l’ente scrive che in caso di allerta meteo possono subire chiusure precauzionali, comunicate nella home page. Il 15 maggio 2025, con arancione per temporali, sono rimaste chiuse Cavagrande del Cassibile e Pantalica. Va controllato ogni volta, leggendo la data dell’avviso.

Cosa chiude a Palermo con l’allerta meteo?

Lo decide il sindaco con un’ordinanza valida per il giorno indicato. Con l’arancione del 20 gennaio 2026 l’ordinanza n. 7 ha chiuso scuole, parchi, ville, cimiteri, impianti sportivi all’aperto e la Riserva di Monte Pellegrino, e ha limitato gli spostamenti sulle strade verso le colline. Per il giallo del 12 settembre 2026 il Comune non ha annunciato chiusure. Gli avvisi sono sul portale della protezione civile comunale e sul canale Telegram @ProtezioneCivilePalermo.

In quale zona di allerta si trova il mio sentiero?

L’avviso divide la Sicilia in nove zone, dalla A alla I, che seguono gli spartiacque. Cavagrande, Pantalica e Vendicari sono nella zona G, le Gole dell’Alcantara nella I, Palermo e lo Zingaro nella C. Le isole sono indicate sotto le mappe dell’avviso: Eolie in A, Egadi e Ustica in C, Pantelleria in D, Pelagie in E.

L’allerta arancione per incendi e quella per pioggia sono la stessa cosa?

No. Il rischio incendi ha tre livelli per provincia, e durante la campagna antincendio l’arancione di preallerta viene dichiarato anche con pericolosità bassa. L’avviso idro ha quattro colori per zona. Anche la parola «attenzione» cambia significato: è il giallo nell’avviso idro e il rosso in quello incendi.

Arriva un messaggio sul telefono in caso di allerta meteo?

No. IT-alert è attivo solo per incidenti nucleari, incidenti industriali rilevanti, collasso di una grande diga e attività vulcanica in alcune aree indicate dal Dipartimento. Per la pioggia bisogna leggere l’avviso regionale e le comunicazioni del Comune.

Cosa faccio se inizia un temporale mentre sono in una gola?

Si esce subito dal letto del torrente, senza aspettare che il livello salga: nei piccoli corsi d’acqua può crescere di uno o due metri in pochi minuti. Si sale verso un punto più alto, evitando pendii che possono franare, e non si attraversano guadi. Se la via del ritorno è tagliata dall’acqua si aspetta sulla sponda sicura e si chiama il 112.

Come abbiamo verificato

Letti il 17 settembre 2026: l’avviso regionale per il rischio meteo-idrogeologico n. 26259 del 16 settembre 2026 e, per i casi, gli avvisi n. 26019 (gennaio 2026), n. 25135 (maggio 2025) e n. 18306 (novembre 2018); l’avviso incendi e ondate di calore n. 206 del 16 settembre 2026; la relazione del CFD-Idro sul sistema di allertamento allegata al Piano di gestione del rischio alluvioni, con le nove zone e l’elenco storico delle alluvioni; la notizia regionale dell’11 settembre 2026 sulla circolare d’autunno; la tabella nazionale degli scenari del Dipartimento della Protezione Civile; le pagine Info, Orari, Visitare e l’avviso di chiusura del 21 luglio 2025 del Servizio per il Territorio di Siracusa; l’ordinanza del sindaco di Palermo n. 7 del 19 gennaio 2026 e il portale della protezione civile comunale; la pagina di IT-alert; la scheda del Comune di Motta Camastra sulle Gole. Distanze, quote e dislivelli dei percorsi vengono dalle tracce del sito. Non abbiamo trovato un archivio delle chiusure delle riserve siracusane: i due casi che citiamo sono quelli ancora pubblicati, e non sappiamo se le riserve abbiano chiuso in altri giorni di allerta, per esempio il 20 gennaio 2026. Le pagine dell’ente non concordano sull’orario della biglietteria di Cavagrande. I confini delle zone di allerta vengono da una relazione del 2021 che annunciava una revisione: l’avviso di settembre 2026 usa ancora le stesse nove lettere. Le indicazioni su come comportarsi con ciascun colore, dove non sono citate, sono una lettura della redazione e non una regola degli enti.

Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 20 settembre 2026, aggiornata il 20 settembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.

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