Guida
Parchi e riserve naturali in Sicilia: chi li gestisce e perché le regole cambiano
Cinque parchi, 75 riserve, 245 siti Natura 2000 e diciassette enti gestori diversi. Cosa significano zona A, B, C e D, e perché biglietti, orari e regole sui cani cambiano da un posto all’altro.

In Sicilia un sentiero può attraversare nello stesso giorno un parco regionale, una riserva affidata a un’associazione e un sito Natura 2000, e in ognuno valgono regole scritte da qualcuno di diverso. Qui spieghiamo come funziona il sistema: quante sono le aree protette, chi le gestisce, cosa vogliono dire le zone A, B, C e D, e perché biglietti, orari e regole sui cani cambiano da un posto all’altro. Le schede dei singoli luoghi danno i dati pratici. Questa guida serve a capire da dove vengono.
Quanti sono i parchi e le riserve naturali in Sicilia?
Secondo il portale ORBS dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, il sistema comprende **4 parchi regionali, 1 parco nazionale, 75 riserve naturali regionali, 245 siti Natura 2000 e 7 aree marine protette**, e copre circa il 20% del territorio della regione. Il quadro sinottico dello stesso portale elenca le 75 riserve una per una, con tipologia, superficie, ente gestore e decreto. Sommando le superfici della tabella si arriva a circa 78.500 ettari di riserve.
Il quadro elenca anche **dieci riserve previste dal piano regionale ma non ancora istituite**, fra cui Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena, Cava Randello, le Forre laviche del Simeto, l’Isola di Capo Passero e l’Isola di Lipari. Su quei territori il piano c’è, il decreto istitutivo con il regolamento no. Ci sono poi tre zone umide della Convenzione di Ramsar: Biviere di Gela, Vendicari e Saline di Trapani e Paceco.
Una cautela sui numeri. Il quadro sinottico non porta una data di aggiornamento, e l’archivio delle notizie del portale si ferma al 2024. È la fotografia ufficiale più completa che abbiamo trovato, ma non un censimento datato: un affidamento cambiato di recente potrebbe non comparire.
Da dove vengono le regole: la legge regionale del 1981
La base è la **legge regionale 6 maggio 1981 n. 98**, riscritta in buona parte dalla **legge regionale 9 agosto 1988 n. 14**. La Regione ricorda che è arrivata dieci anni prima della legge quadro nazionale sulle aree protette, la 394 del 1991. La stessa legge del 1981 istituisce direttamente la prima riserva, quella dello Zingaro, all’articolo 33, e all’articolo 31 elenca un primo gruppo di riserve da istituire per decreto: fra le altre Vendicari, Cavagrande del Cassibile, il Fiume Ciane, lo Stagnone di Marsala e le Montagne delle Felci e dei Porri a Salina.
L’articolo 2 distingue i due strumenti. Il parco riguarda aree vaste, con un interesse generale per morfologia, flora, fauna e paesaggio, e ha fra i suoi fini anche l’educazione e la ricreazione dei cittadini. La riserva riguarda territori sottratti all’intervento incontrollato dell’uomo per proteggerne i caratteri naturali. Il piano regionale dei parchi e delle riserve, previsto dall’articolo 5, è stato approvato con il decreto assessoriale 970 del 1991.
Il punto che spiega quasi tutto sta nell’articolo 6: **ogni riserva nasce con un proprio decreto, che ne fissa i confini, individua l’affidatario e porta in allegato il regolamento** con le modalità d’uso e i divieti. Ogni parco nasce con un decreto che lo divide in zone e disciplina le attività zona per zona. Non esiste quindi un regolamento unico per le aree protette siciliane. Esistono settantacinque regolamenti di riserva e un corpo di norme per ciascun parco, scritti in anni diversi da mani diverse.
Sopra tutti c’è un nucleo comune. L’articolo 17 vieta in parchi e riserve le attività che compromettono paesaggio, ambienti naturali, flora e fauna, e in particolare: catturare, uccidere o disturbare gli animali, raccogliere o danneggiare le piante, introdurre specie estranee, modificare il regime delle acque, aprire cave, introdurre armi ed esplosivi, **accendere fuochi all’aperto**. Deroghe si possono prevedere solo nel decreto istitutivo e nel regolamento. L’articolo 23 fissa le sanzioni: nel testo coordinato pubblicato dalla Regione le cifre sono ancora in lire, con una tabella per le singole violazioni e una sanzione generale da 50.000 a 2.000.000 di lire per i divieti dei regolamenti che la tabella non elenca. Chi sbaglia deve anche rimettere i luoghi com’erano.
I parchi: quali sono e chi li gestisce
I parchi regionali sono quattro, ciascuno con un proprio ente, che la legge definisce ente di diritto pubblico sotto la vigilanza dell’assessorato regionale al Territorio. Nel quadro sinottico sono il **Parco dell’Etna**, istituito con decreto del Presidente della Regione n. 37 del 17 marzo 1987, circa 58.000 ettari; il **Parco delle Madonie**, del 1989, circa 40.000 ettari; il **Parco dei Nebrodi**, istituito il 4 agosto 1993, il più grande con circa 86.000 ettari; il **Parco fluviale dell’Alcantara**, del 2001, circa 1.900 ettari lungo il fiume.
Il quinto è il **Parco nazionale Isola di Pantelleria**, istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 28 luglio 2016: 6.560 ettari, circa l’80% dell’isola secondo la Regione. Essendo nazionale, segue la legge quadro del 1991 e non la legge regionale. Un secondo parco nazionale, quello degli Iblei, è in discussione da quasi vent’anni: secondo la stampa, una sentenza del TAR pubblicata il 9 giugno 2026 ha imposto di concludere la fase amministrativa entro 180 giorni. Oggi, 17 settembre 2026, il parco non è istituito.
Nei parchi le riserve preesistenti non spariscono del tutto. La legge del 1988 prevede che, quando una riserva già istituita cade dentro un parco, il decreto del parco la classifichi come zona A o B, e che il suo vecchio regolamento perda efficacia. Per questo alcune zone che la legge del 1981 elencava fra le riserve da istituire, come Monte Soro, oggi si trovano dentro un parco, in questo caso quello dei Nebrodi, e seguono le sue regole.
Cosa vuol dire zona A, B, C e D in un parco
L’articolo 8 della legge regionale fissa quattro zone. La **zona A è di riserva integrale**: l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità, e l’ente parco deve acquisirne gradualmente le aree. La **zona B è di riserva generale**: sono vietate nuove costruzioni e trasformazioni del territorio, mentre l’ente può consentire le attività agro-silvo-pastorali e le infrastrutture strettamente necessarie. La **zona C è di protezione**: sono ammesse solo costruzioni rivolte ai fini del parco, come strutture turistico-ricettive e parcheggi. La **zona D è di controllo**: sono consentite le attività compatibili con le finalità del parco.
L’errore più comune è leggere la zona A come un posto dove non si può entrare. Nel Parco dell’Etna il decreto del 1987 dice il contrario: in zona A **le escursioni a piedi sono libere** e sono ammessi lo sci-alpinismo e lo sci-escursionismo, mentre l’ente può porre limiti in zone particolari o quando la frequentazione è eccessiva. Nella stessa zona A è vietato campeggiare, accendere fuochi, raccogliere rocce o minerali, danneggiare le piante, disturbare gli animali e introdurre veicoli a motore. Il parco descrive le zone C e D come preparco, un’area più abitata dove si punta a uno sviluppo compatibile. I limiti all’escursionismo sulla parte sommitale dell’Etna, invece, non vengono dal parco ma dalle ordinanze dei Comuni e dalla Protezione civile, e li trattiamo nella guida sui permessi.
Ogni parco applica lo schema a modo suo. Il Parco dell’Alcantara ha una disciplina delle zone A e B pubblicata in Gazzetta il 25 luglio 2014. Nelle Madonie la disciplina delle attività ammette il campeggio in zona C solo nelle aree attrezzate, come spieghiamo nella guida sul bivacco. Il parco nazionale di Pantelleria usa un’altra numerazione: zona 1, di rilevante interesse con antropizzazione minima o assente; zona 2, con antropizzazione limitata; zona 3, con antropizzazione elevata. Le aree marine protette hanno zone proprie, stabilite dai loro decreti nazionali, e valgono per il mare.
Nelle riserve la zona A è la riserva e la zona B la preriserva
Nelle riserve le lettere hanno un altro significato. Il decreto della riserva Laghetti di Marinello, del 10 dicembre 1998, è un esempio tipico: sulla carta allegata la lettera A indica l’area destinata a riserva, la lettera B la **preriserva**, cioè la fascia di protezione intorno. L’articolo 7 della legge regionale prevede queste aree di contorno, preparco e preriserva, come zone a sviluppo controllato.
La stessa legge distingue quattro tipi di riserva. La **riserva integrale** conserva l’ambiente nella sua integrità e ammette solo interventi scientifici. La **riserva orientata** consente anche interventi colturali, agricoli e silvo-pastorali compatibili. La **riserva speciale** ha compiti di conservazione mirati, biologici, geologici o etno-antropologici. La **riserva genetica** conserva il patrimonio genetico di popolazioni animali e vegetali. Nel quadro regionale 56 riserve sono classificate come orientate, 15 come integrali, 3 come miste, orientate con parti integrali, e una, il Lago di Pergusa, come speciale. La tabella ha qualche incoerenza fra nome e sigla, per esempio la riserva integrale geologica di Contrada Scaleri siglata come orientata.
Cosa cambia per chi cammina lo dice il regolamento della singola riserva. Quello di Marinello, in zona A, vieta fra l’altro di **allontanarsi dai percorsi predisposti**, di campeggiare o bivaccare, di accendere fuochi, di usare apparecchi audio se non in cuffia, di raccogliere piante, rocce e fossili, di disturbare la fauna. Le deroghe che l’ente gestore concede devono essere specifiche, nominative e a termine. Molti regolamenti di riserva seguono una struttura simile, ma i dettagli cambiano, e la versione che conta è quella allegata al decreto di quella riserva.
Chi gestisce le riserve: Regione, associazioni, università, enti locali
L’articolo 20 della legge consente di affidare le riserve alle ex Province, all’azienda regionale delle foreste demaniali, alle associazioni naturalistiche e alle università. Il portale ORBS conta oggi **17 enti gestori diversi**. Contando le righe del quadro sinottico, la ripartizione delle 75 riserve è questa.
Il **Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale**, l’ex Azienda foreste, ne gestisce 31: fra queste lo Zingaro, Vendicari, Cavagrande del Cassibile, Pantalica, il Bosco della Ficuzza, Monte Cofano, Capo Gallo, Monte Cammarata e le riserve di Alicudi, Filicudi, Panarea, Stromboli e Vulcano. Le **associazioni** ne gestiscono 20: Legambiente 6, tra cui le Macalube di Aragona, Lampedusa e la Grotta di Santa Ninfa; il WWF 4, tra cui Torre Salsa, Capo Rama e le Saline di Trapani e Paceco; la LIPU 3, tra cui il Biviere di Gela; il CAI 3, tutte legate a grotte o a Monte Conca; il GRE 2; Italia Nostra 1, Monte Capodarso e Valle dell’Imera meridionale; i Rangers d’Italia 1, Monte Pellegrino. L’**Università di Catania**, direttamente o con il suo centro CUTGANA, ne gestisce 7, quasi tutte grotte e piccole isole. Gli **enti locali** ne gestiscono 17: 9 i Liberi consorzi comunali, le ex Province, e 8 le Città metropolitane, come le Montagne delle Felci e dei Porri a Salina, Marinello e l’Oasi del Simeto.
L’affidamento non è per sempre. Il decreto di Marinello stabilisce che il mancato raggiungimento delle finalità o l’inosservanza degli obblighi comportano la revoca della gestione. Nel caso delle associazioni il rapporto passa per una convenzione con l’assessorato: i Rangers d’Italia, per esempio, scrivono di gestire Monte Pellegrino dal 27 gennaio 2017 in base a una convenzione di questo tipo.
Perché ogni riserva ha biglietti e orari diversi
Il biglietto non è stabilito dalla legge per tutte le riserve. Per quelle **gestite direttamente dalla Regione** le tariffe vengono dal Piano per l’accesso alle riserve naturali di diretta gestione regionale, approvato con il decreto assessoriale 85/Gab del marzo 2015, che le pagine dell’ente di Siracusa citano come riferimento. Per le altre la base è di solito il decreto istitutivo: quello di Marinello, per esempio, consente all’ente gestore di chiedere un corrispettivo per la visita, a condizione che l’importo sia autorizzato dall’assessorato. Consentire non vuol dire applicare.
Il risultato, letto oggi, è una mappa a macchia. Allo **Zingaro** l’intero costa 5 euro, il ridotto 3, sotto gli 8 anni si entra gratis, e dal 2025 si paga solo con carta. A **Vendicari** l’intero è di 3,50 euro, a **Cavagrande** di 2 euro, entrambe con ridotto, biglietto famiglia, gratuità sotto gli 8 anni e solo pagamento elettronico. A **Pantalica** una tariffa è prevista, ma l’ente scrive che al momento il biglietto non è richiesto. Molte riserve affidate ad associazioni o a enti locali non hanno biglietteria: non l’abbiamo verificato una per una, e la scheda del luogo dice cosa abbiamo trovato.
Gli orari seguono la stessa logica. Il Servizio per il territorio di Siracusa ne pubblica uno unico per le sue tre riserve, che cambia con i mesi: dalle 9:30 alle 16:00 da novembre a marzo, fino alle 20:00 da giugno ad agosto, con gli ingressi che chiudono un’ora prima, e non è consentito restare dentro dopo la chiusura. Dove una riserva è un bosco aperto o una montagna sopra una città, spesso un orario non c’è. Dove c’è, può saltare in giornata per allerta meteo o rischio incendi.
Cani nei parchi e nelle riserve: cosa è cambiato nell’ottobre 2025
Il 24 ottobre 2025 la Regione ha annunciato un decreto dell’assessore al Territorio che consente di introdurre **cani al guinzaglio su sentieri e aree specifiche** delle aree protette. I sentieri però non li sceglie il decreto: li individua **ciascun ente gestore**, sulla base di linee guida dell’assessorato e sentito il Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale. Resta il divieto nelle **zone A dei parchi**, nelle **riserve integrali** e nelle zone dove la fruizione non è consentita, salvo deroghe motivate, specifiche e nominative. Gli enti devono integrare i loro regolamenti.
In pratica il decreto ha aperto una possibilità, non ha cambiato le regole ovunque in un giorno. Il 17 settembre 2026 la pagina delle norme delle riserve di Siracusa, Vendicari, Cavagrande e Pantalica, riporta ancora «non introdurre animali domestici». Allo Zingaro, per quanto abbiamo verificato nella scheda, il regolamento vieta i cani anche al guinzaglio. Sul decreto la Regione non ha pubblicato nel comunicato il numero dell’atto, e non abbiamo trovato un elenco regionale dei sentieri aperti ai cani. La regola utile è una sola: il cane entra dove l’ente di quella riserva o di quel parco lo ha scritto, e altrove no.
Rete Natura 2000: un livello che sul sentiero non si vede
Natura 2000 è la rete europea nata dalle direttive Habitat e Uccelli. In Sicilia conta **245 siti**, che il portale ORBS suddivide così: 117 zone speciali di conservazione (ZSC), 102 siti che sono insieme ZSC e zone di protezione speciale per gli uccelli (ZPS), 16 ZPS, 8 siti di importanza comunitaria (SIC) ancora da designare come ZSC e 2 SIC che sono anche ZPS. Secondo la Regione circa il 40% della superficie della rete è fatta di aree agricole.
I siti Natura 2000 si sovrappongono spesso a parchi e riserve. Monte Pellegrino, per esempio, è una riserva orientata istituita nel 1995 e anche la ZSC ITA020014, designata con decreto del Ministero dell’Ambiente del 21 dicembre 2015. I parchi dei Nebrodi, dell’Etna e delle Madonie contengono ciascuno più di dieci siti. Un sito Natura 2000 ha misure di conservazione e piani di gestione propri, che il portale regionale pubblica, ma non ha un ente con biglietteria. Per chi cammina, le regole che si incontrano sul posto vengono quasi sempre dal parco, dalla riserva, dal Comune o dalla Protezione civile.
Non solo l’ente gestore: Comuni, Protezione civile, forestali
Dentro un’area protetta possono valere divieti che l’ente gestore non ha firmato. Su Monte Pellegrino l’**ordinanza del sindaco di Palermo n. 80 del 5 giugno 2019**, ripubblicata dalla riserva nel giugno 2026, vieta il transito su tutti i sentieri del monte quando la Protezione civile regionale emette un’allerta meteo gialla, arancione o rossa, e vieta le escursioni e gli eventi organizzati con gruppi di più di sei persone. Sull’Etna le regole per la zona sommitale sono nelle ordinanze dei Comuni. In estate le chiusure per rischio incendi possono arrivare in giornata, e al mare davanti a una riserva valgono le ordinanze della Capitaneria.
In pratica: come leggere le regole prima di partire
Primo, capire in che cosa si entra: parco, riserva, o solo un sito Natura 2000. Secondo, sapere chi è l’ente gestore, perché le risposte le dà lui e non la Regione in generale. Terzo, leggere il regolamento della riserva o la disciplina della zona del parco, che il portale ORBS e i siti degli enti pubblicano spesso in PDF. Quarto, controllare il giorno prima la pagina dell’ente e l’allerta della Protezione civile. Quinto, per cani, bivacco, gruppi e raccolta chiedere per iscritto quando il regolamento non è chiaro: che non ci sia un divieto scritto non significa che ci sia un permesso.
Casi concreti
Caso
Il Parco dei Monti Sicani: istituito, annullato, di nuovo in cantiere
I Monti Sicani, fra le province di Palermo e Agrigento, sono l’esempio più chiaro di quanto un’area protetta dipenda dalla correttezza del suo decreto istitutivo.
- Nel maggio 2019 la Regione inaugurava a Palazzo Adriano la nuova sede dell’ente Parco dei Sicani, allora retto da un commissario.
- Secondo la stampa, a fine giugno 2019 il TAR ha giudicato illegittimo il decreto di costituzione del parco, e ad agosto l’assessorato ha annullato l’atto, disponendo la ricostituzione delle riserve che il parco aveva assorbito.
- Il quadro sinottico regionale elenca oggi come riserve orientate gestite dal Dipartimento Sviluppo rurale Monte Cammarata, Monte Carcaci, Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, e non elenca il Parco dei Sicani.
- Il 18 febbraio 2025 l’assessore al Territorio ha incontrato i sindaci dei 12 comuni interessati per una nuova istituzione, con una nuova perimetrazione e una procedura che coinvolge enti locali e portatori di interesse.
Cosa se ne ricava. Un’area protetta esiste finché il suo atto regge. Per chi cammina sui Sicani oggi le regole sono quelle delle quattro riserve, non quelle di un parco, e la situazione può cambiare con la nuova istituzione.
Sicani e AgrigentoCaso
Macalube di Aragona: la zona dei vulcanelli chiusa dal 2014
Le Macalube sono una riserva naturale integrale di circa 256 ettari, istituita nel 1995 e affidata a Legambiente, che protegge i vulcanelli di fango di Aragona.
- Il 27 settembre 2014 un’esplosione di fango nella riserva ha travolto una famiglia in visita: sono morti due bambini, fratello e sorella, e il padre è stato estratto dal fango dai soccorritori.
- L’area è stata chiusa e la Procura di Agrigento ha aperto un’indagine.
- Nel 2024, dieci anni dopo, la stampa locale riferiva di tre assoluzioni in appello e di un sequestro dell’area non ancora revocato, mentre il sindaco di Aragona parlava di un dialogo con l’INGV per valutare una riapertura.
- Con il decreto del Dipartimento regionale dell’Ambiente n. 633 del 20 luglio 2015 la zona A, circa 93 ettari con i vulcanelli, è riservata alla conservazione e alla ricerca: niente visite. L’ente gestore consente le escursioni solo nella zona B di preriserva, contattando l’ufficio della riserva. Al 17 settembre 2026 non abbiamo trovato un atto che riapra la zona A.
Cosa se ne ricava. Riserva integrale significa che la conservazione, e qui anche il pericolo naturale, vengono prima della visita. Una riserva può restare chiusa per anni, e la scheda sul portale regionale non sempre lo dice.
Sicani e AgrigentoCaso
Monte Pellegrino: una riserva di un’associazione, un divieto del Comune
Monte Pellegrino è insieme riserva naturale orientata, istituita nel 1995, e zona speciale di conservazione. La gestisce un’associazione di volontariato, e alcune delle regole più importanti non le ha scritte l’ente gestore.
- I Rangers d’Italia, sezione Sicilia, gestiscono la riserva dal 27 gennaio 2017 in base a una convenzione con l’assessorato regionale al Territorio.
- L’ordinanza del sindaco di Palermo n. 80 del 5 giugno 2019 è nata dopo una frana del 4 novembre 2018 vicino alla Grotta Niscemi, in un’area classificata a pericolosità P4 per caduta massi.
- L’ordinanza vieta il transito su tutti i sentieri del monte con allerta meteo gialla, arancione o rossa e vieta le uscite organizzate con più di sei partecipanti, affidando la vigilanza anche all’ente gestore.
- La riserva ha ripubblicato l’ordinanza sul proprio sito il 29 giugno 2026, insieme a quella del 22 dicembre 2025 che chiude il sentiero di Piano Landolina.
Cosa se ne ricava. In un’area protetta le regole si sommano. Il regolamento della riserva è solo una parte: le ordinanze del Comune e l’allerta della Protezione civile possono chiudere un sentiero anche quando la riserva è aperta.
Monte PellegrinoDomande frequenti
Quante sono le riserve naturali in Sicilia?
Il portale regionale ORBS ne conta 75 istituite, per circa 78.500 ettari secondo le superfici del suo quadro sinottico. Altre dieci sono previste dal piano regionale ma non ancora istituite, fra cui Capo Murro di Porco, Cava Randello e l’Isola di Lipari. Il quadro non indica la data dell’ultimo aggiornamento.
Quali sono i parchi naturali della Sicilia?
I parchi regionali sono quattro: Etna, istituito nel 1987, Madonie, del 1989, Nebrodi, del 1993, e il Parco fluviale dell’Alcantara, del 2001. A questi si aggiunge il Parco nazionale Isola di Pantelleria, istituito nel 2016. Il Parco dei Monti Sicani è stato annullato nel 2019 e la Regione ne ha avviato una nuova istituzione nel 2025, mentre quello nazionale degli Iblei, al 17 settembre 2026, non è ancora istituito.
Cosa significa zona A in un parco siciliano?
È la zona di riserva integrale, dove l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità. Non significa per forza divieto di accesso: nel Parco dell’Etna, per esempio, in zona A le escursioni a piedi sono libere, mentre sono vietati campeggio, fuochi e veicoli a motore. Le zone B, C e D hanno tutele via via meno strette. Nelle riserve, invece, la zona A è la riserva vera e propria e la zona B la preriserva.
Chi gestisce le riserve naturali in Sicilia?
Diciassette enti diversi, secondo la Regione. Il Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale ne gestisce 31, fra cui Zingaro, Vendicari e Cavagrande. Venti sono affidate ad associazioni come Legambiente, WWF, LIPU, CAI e Rangers d’Italia, sette all’Università di Catania e diciassette a Liberi consorzi comunali e Città metropolitane. Il gestore di ogni riserva è indicato nel suo decreto istitutivo.
Che differenza c’è tra riserva orientata e riserva integrale?
La riserva integrale conserva l’ambiente nella sua integrità e ammette solo interventi scientifici: l’accesso è in genere più limitato. La riserva orientata consente anche attività agricole, colturali e silvo-pastorali compatibili con la tutela, e di solito ha sentieri aperti al pubblico. In Sicilia le orientate sono la maggioranza, 56 su 75 nel quadro regionale. Quello che si può fare in concreto lo dice il regolamento della singola riserva.
Bisogna pagare per entrare nelle riserve siciliane?
Dipende dalla riserva. Nelle riserve gestite direttamente dalla Regione le tariffe vengono da un piano del 2015: allo Zingaro l’intero costa 5 euro, a Vendicari 3,50, a Cavagrande 2, sempre con pagamento solo elettronico. A Pantalica il biglietto è previsto ma per ora non si paga. Molte riserve gestite da associazioni o enti locali non hanno biglietteria: la scheda di ciascun luogo riporta cosa abbiamo verificato.
Si può portare il cane nei parchi e nelle riserve della Sicilia?
Solo dove l’ente gestore lo ha previsto. Un decreto regionale annunciato il 24 ottobre 2025 consente i cani al guinzaglio su sentieri e aree che ogni ente deve individuare, ma li esclude dalle zone A dei parchi e dalle riserve integrali. Nel settembre 2026 le riserve di Siracusa indicano ancora il divieto di introdurre animali domestici. Prima di partire va chiesto all’ente.
Cos’è un sito Natura 2000 e cosa cambia per chi cammina?
È un’area della rete ecologica europea: in Sicilia i siti sono 245, fra ZSC, ZPS e SIC. Spesso coincidono in parte con parchi e riserve, come Monte Pellegrino. Un sito Natura 2000 ha misure di conservazione proprie, ma di solito non ha biglietti né orari: sul sentiero le regole che si incontrano vengono dall’ente del parco o della riserva, dal Comune o dalla Protezione civile.
Si può campeggiare nei parchi e nelle riserve siciliane?
In generale no, fuori dalle aree previste. Nel Parco dell’Etna il campeggio è vietato in zona A e in zona B, nelle Madonie è ammesso in zona C solo nelle aree attrezzate, e il regolamento di Marinello vieta campeggio e bivacco in zona A, salvo deroghe del gestore. I fuochi all’aperto sono vietati per legge in tutti i parchi e le riserve, salvo deroghe scritte.
Letti il 17 settembre 2026: il testo coordinato delle leggi regionali 98/1981 e 14/1988 pubblicato dal portale ORBS della Regione; le pagine ORBS sulle aree protette, sulla Rete Natura 2000, sui parchi e il quadro sinottico con l’elenco delle riserve, da cui abbiamo contato tipologie e gestori; il decreto istitutivo del Parco dell’Etna del 1987; la disciplina delle zone A e B del Parco dell’Alcantara pubblicata in Gazzetta il 25 luglio 2014; il decreto istitutivo e il regolamento della riserva Laghetti di Marinello; il comunicato regionale del 24 ottobre 2025 sui cani; le pagine su tariffe, orari e norme delle riserve di Siracusa e dello Zingaro; la pagina dell’ente gestore di Monte Pellegrino e l’ordinanza del Comune di Palermo n. 80 del 2019. Il portale ORBS non data il quadro sinottico, e il suo archivio di notizie si ferma al 2024: i conteggi vanno letti come la fotografia pubblicata dalla Regione, non come un censimento aggiornato a oggi. Su due punti il portale non è coerente con sé stesso: gli estremi del decreto istitutivo delle Madonie (D.A.R. 1489 del 9 novembre 1989 nel quadro, D.A. n. 9 del 1° dicembre 1989 nella scheda) e le superfici di Etna e Nebrodi, arrotondate in modo diverso. Non abbiamo letto il testo del decreto sui cani, di cui la Regione non pubblica il numero nel comunicato, né le sentenze del TAR sui Sicani e sugli Iblei, che riportiamo dalla stampa dicendolo. Le sanzioni della legge regionale sono riportate come compaiono nel testo coordinato, in lire.
Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 12 ottobre 2026, aggiornata il 12 ottobre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.
Fonti
- Regione Siciliana, portale ORBS, testo coordinato L.R. 98/1981 e L.R. 14/1988 — divieti di raccolta della flora nei parchi e nelle riserve siciliane
- Regione Siciliana, portale ORBS, pagina Le aree naturali protette — numero di parchi, riserve, siti Natura 2000 e aree marine; piano regionale D.A. 970/91; enti gestori delle riserve
- Regione Siciliana, portale ORBS, Quadro sinottico delle aree naturali protette — elenco delle 75 riserve istituite con tipologia, superficie, ente gestore e decreto; riserve di piano; parchi; aree marine protette; zone Ramsar
- Regione Siciliana, portale ORBS, pagina Rete Natura 2000 — numero e tipologia dei 245 siti Natura 2000 siciliani
- Regione Siciliana, portale ORBS, scheda Parco nazionale Isola di Pantelleria — decreto istitutivo, superficie e zone 1, 2 e 3 del parco nazionale
- Regione Siciliana, portale ORBS, scheda Parco delle Madonie — comuni, superficie ed estremi del decreto istitutivo del Parco delle Madonie
- Parco dell’Etna, decreto del Presidente della Regione 17 marzo 1987 n. 37, istitutivo del parco — attività consentite e vietate nelle zone A, B, C e D del Parco dell’Etna
- Parco dell’Etna, pagina Il Parco — suddivisione del parco in quattro zone e significato di ciascuna
- Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, 25 luglio 2014, disciplina delle attività nelle zone del Parco fluviale dell’Alcantara (copia sul sito del parco) — regole delle zone A e B del Parco dell’Alcantara
- Regione Siciliana, portale ORBS, decreto istitutivo e regolamento della Riserva Laghetti di Marinello (10 dicembre 1998) — divieti in zona A e B, escursionismo, natanti, campeggio
- Regione Siciliana, comunicato del 24 ottobre 2025 sul decreto per i cani al guinzaglio nelle aree protette — contenuto del decreto assessoriale sui cani: sentieri individuati dagli enti, esclusione delle zone A e delle riserve integrali
- Regione Siciliana, comunicato del 9 maggio 2019 sulla nuova sede del Parco dei Sicani a Palazzo Adriano — esistenza dell’ente Parco dei Sicani, con un commissario, nella primavera 2019
- Regione Siciliana, comunicato del 18 febbraio 2025 sulla nuova istituzione del Parco dei Monti Sicani — avvio di una nuova istituzione del parco e comuni coinvolti
- AgrigentoNotizie, articolo del 6 agosto 2019 sull’annullamento del Parco dei Monti Sicani — sentenza del TAR di fine giugno 2019, annullamento dell’atto e ricostituzione delle quattro riserve (fonte di stampa)
- WordNews, articolo del 17 agosto 2026 sul Parco nazionale degli Iblei — sentenza del TAR del 9 giugno 2026 sull’iter del parco nazionale degli Iblei (fonte di stampa)
- Regione Siciliana, Servizio per il Territorio di Siracusa, pagina Tariffe delle riserve — biglietti di Vendicari, Cavagrande e Pantalica e riferimento al Piano per l’accesso del 2015
- Regione Siciliana, Servizio per il Territorio di Siracusa, pagina Norme di comportamento — divieto di introdurre animali domestici e altre norme di Vendicari, Cavagrande e Pantalica
- Regione Siciliana, Servizio per il Territorio di Siracusa, pagina Orari di apertura — orari stagionali delle tre riserve siracusane
- Riserva naturale orientata dello Zingaro, pagina Informazioni — tariffe, pagamento solo elettronico ed ente regionale di riferimento
- Riserva naturale orientata Monte Pellegrino, pagina Ente gestore — gestione affidata ai Rangers d’Italia con convenzione dal 27 gennaio 2017
- Riserva naturale orientata Monte Pellegrino, pagina iniziale — decreto istitutivo del 1995 e designazione come Zona speciale di conservazione
- Comune di Palermo, ordinanza sindacale n. 80/OS del 5 giugno 2019 (copia pubblicata dalla Riserva Monte Pellegrino) — divieto di transito sui sentieri di Monte Pellegrino con allerta meteo e limite di sei persone per le uscite organizzate
- ANSA, notizia del 27 settembre 2014 sull’esplosione di un vulcanello alle Macalube — fatti del 27 settembre 2014, chiusura dell’area e indagine (fonte di stampa)
- AgrigentoNotizie, articolo del 2024 sul progetto di riapertura delle Maccalube — sequestro ancora in corso, assoluzioni in appello e ipotesi di riapertura (fonte di stampa)
- Regione Siciliana, portale ORBS, scheda Riserva naturale Macalube di Aragona — tipologia e gestore della riserva delle Macalube
- Parco dell’Etna — regolamento del parco, sentieri autorizzati e accessi al vulcano
- Parco delle Madonie — rete sentieristica, regolamento e stato dei percorsi delle Madonie
- Parco dei Nebrodi — accessi, piste forestali e regolamento del parco dei Nebrodi
- Parco Fluviale dell’Alcantara — accessi alla gola, itinerari del parco fluviale e condizioni del fiume
- Riserva Naturale Orientata dello Zingaro — ingressi, orari, tariffe e itinerari interni della riserva
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Passa dai principi ai luoghi
Le regole valgono poco finché non si applicano a un posto preciso. Da qui si arriva alle schede con accessi, parcheggi e tracce.