Guida
L’Etna d’inverno: cosa cambia quando c’è la neve
Le ordinanze restano quelle, il terreno no: ghiaccio dove d’estate c’è ghiaia, quote di partenza decise dalle strade e dagli impianti, e una giornata utile di nove ore e mezza. Quello che cambia, e quello che chiude.

Con la neve l’Etna resta la stessa montagna e le regole di accesso non cambiano di una riga. Cambia il resto: il fondo sotto i piedi, la quota da cui si parte davvero, le ore in cui si può stare fuori. La ghiaia che d’estate scricchiola a gennaio può essere una colata ghiacciata, dove una scarpa da trekking non ha presa e non c’è un albero che fermi la caduta. Qui trovi che cosa cambia, cioè dove servono i ramponi e non le ciaspole, fin dove arrivano l’auto e la funivia, quali strade chiudono e perché d’inverno la decisione difficile è l’ora del rientro. Le ordinanze e i due perimetri stanno nella guida sui permessi.
La neve cambia le regole di accesso?
No, e conviene togliere subito il dubbio. I due perimetri che contano sono la Zona Sommitale, che comprende i crateri, l’alta Valle del Bove fino a 1700 metri e le quote indicativamente sopra i 2500, e al suo interno la Zona a Pericolosità Permanente attorno ai crateri attivi. Valgono a gennaio come ad agosto, perché chi li ha disegnati non ha previsto un’eccezione per la neve. Nella zona dei crateri si entra solo con una guida alpina o vulcanologica abilitata, e con il vulcano in preallarme non si entra affatto. Tutto questo sta nella guida sui permessi, con il numero e la data di ogni atto.
Quello che la neve cambia è il terreno, e lo cambia di categoria. Il Club Alpino Italiano ne prende atto nel modo più netto: i percorsi innevati escono dalla scala escursionistica, quella delle sigle E ed EE che si leggono sui cartelli, e finiscono in una scala a parte. Si chiama EAI, escursionismo in ambiente innevato, e si ferma a pendenze medie di circa venticinque gradi. Lo stesso sentiero, quindi, d’inverno non è più difficile: è un’altra attività, con un’altra attrezzatura obbligatoria e un altro elenco di cose che possono andare storte.
Ciaspole o ramponi: come si decide?
La differenza non è una preferenza, è una lettura del fondo. Le ciaspole servono quando la neve è fresca e profonda e il problema è non affondare. I ramponi servono quando la neve si è trasformata e ghiacciata, visto che allora il problema è non scivolare. Sull’Etna le due condizioni si alternano nella stessa giornata: al mattino il manto regge il passo, mentre nel pomeriggio, appena il sole gira e la temperatura crolla, la stessa superficie diventa vetro. Alessandro Bella, delegato del soccorso alpino e speleologico per la Sicilia orientale, lo riassume così: «La neve può cambiare stato: di mattina può essere facile da calpestare, ma quando cala il sole si ghiaccia».
La scala del CAI dice anche cosa portare, e vale la pena leggerla prima di comprare le ciaspole. Nel primo grado, EAI-F, cioè pendenze medie sotto i dieci gradi su tracciati larghi e riconoscibili, ARTVA, pala e sonda sono consigliati. Dal secondo, fra dieci e quindici gradi, diventano indispensabili insieme alle tecniche di autosoccorso. Nel terzo, fino a venticinque gradi, piccozza e ramponi possono servire a seconda del tracciato. Averli nello zaino senza saperci camminare, però, risolve metà del problema e peggiora l’altra metà, perché autorizza a entrare dove senza non si sarebbe andati.
Si staccano valanghe sull’Etna?
Sì, e la convinzione contraria è la più diffusa fra chi frequenta il vulcano d’inverno. Francesco Zipper, medico e decano del Soccorso Alpino Siciliano, in un’intervista del febbraio 2023 porta due casi. Negli anni Novanta un distacco piccolo coinvolse due scialpinisti sul versante nord-ovest. Nell’inverno del 2017, dopo una nevicata molto abbondante, alcuni distacchi spontanei di grandi dimensioni spazzarono la zona della Valle del Bove per oltre mille metri di dislivello. Il motivo sta in due caratteristiche locali: il vento qui è più frequente e più forte che sulle Alpi e crea accumuli e placche insidiose, mentre le nevicate nuove si depositano spesso su superfici già ghiacciate, che funzionano da piano di scivolamento.
Lo stesso Zipper nota che chi arriva dal nord lascia a casa l’attrezzatura da autosoccorso che sulle Alpi considera obbligatoria, come se la latitudine fosse una garanzia. Pesa poi un dato logistico: sull’isola mancano gli elicotteri in grado di portare rapidamente le squadre in quota. In un’emergenza dove conta il tempo, come il seppellimento in valanga, essere preparati non basta se per arrivare sul posto servono ore di cammino. Il bollettino del settore siciliano lo redige il servizio Meteomont dei Carabinieri nella stagione innevata, e dove si legge sta nella nostra pagina sulla neve.
Fin dove si arriva con le proprie gambe?
D’inverno la quota di partenza non la scegli: te la assegnano la strada e gli impianti. Sul versante sud la strada finisce al piazzale del Rifugio Sapienza, che la Funivia dell’Etna dà a 1.923 metri. Più in alto esiste una sola carrozzabile, di proprietà della società e riservata ai suoi mezzi, quindi a piedi da lì si sale sui sentieri. La telecabina arriva a 2.500 metri, costa 54 euro andata e ritorno e al 30 ottobre 2026 risulta attiva ogni giorno dalle 8:30 alle 16:45, con ultima discesa alle 17:15. Il Tour 3000, che aggiunge il mezzo fino a 2.800 metri e la guida, costa 82 euro: d’inverno quel tratto si fa con il gatto delle nevi.
Chi sale con la funivia parte quindi dal limite inferiore indicativo della Zona Sommitale, e conviene saperlo prima di comprare il biglietto. Alla stazione dei 2.500 metri si noleggiano giacca a vento, scarponi e bastoncini, a un prezzo che la società non pubblica. Nessuna delle pagine che abbiamo letto nomina la neve fra i motivi di chiusura, né dice a quale vento il servizio si fermi. Il fermo per vento d’inverno è frequente, ma una soglia dichiarata non l’abbiamo trovata.
Sul versante nord la base è Piano Provenzana, intorno ai 1.800 metri, e qui il punto va detto per intero: nessuno pubblica giorno per giorno se gli impianti sono aperti. Non lo fa un ente, non lo fa il gestore, di cui non abbiamo nemmeno trovato un sito. La stagione 2025-2026 è partita a fine gennaio per chiudersi a metà aprile, perché l’apertura dipende dalla neve e dal collaudo tecnico degli impianti. L’unica finestra sul piazzale è una webcam, che la società del versante sud ospita insieme alle sue: la raccogliamo con le altre nella pagina sulla neve, intermittenze comprese.
Quali strade chiudono, e chi lo decide?
Le chiusure invernali arrivano da tre soggetti diversi e nessuno le annuncia in anticipo. Il 31 gennaio 2026 si è visto tutto in una giornata sola. A nord il sindaco di Linguaglossa ha chiuso la strada che dal bivio Mareneve porta alla stazione di Etna Nord, mentre a sud la provinciale che sale da Nicolosi è stata chiusa al traffico a Piano Bottaro dopo una tormenta di neve e vento. Quella stessa mattina, più in basso, l’accesso veniva razionato: all’incrocio fra la provinciale Mareneve e la strada Quota mille le forze dell’ordine lasciavano salire fino a circa 1.500 metri solo chi mostrava pneumatici da neve o catene a bordo.
La notte prima, sulla provinciale 92 verso il Rifugio Sapienza, il soccorso alpino aveva recuperato un padre e una figlia bloccati nel loro fuoristrada dalla neve spostata dal vento, a circa un chilometro dai Crateri Silvestri. Lungo la carreggiata aveva trovato anche una seconda auto, semisommersa e vuota. Chi programma un rientro al buio su quella strada ha davanti due problemi distinti: il ghiaccio sotto le ruote e le macchine ferme davanti.
Il terzo soggetto è la Città metropolitana di Catania. Il 7 gennaio 2026 ha chiuso la Trazzera Mareneve dall’intersezione con la provinciale 59/I verso il Rifugio Citelli, con divieto di transito e di sosta per tutti i veicoli e per i pedoni, e accesso riservato a guide abilitate, INGV, forze dell’ordine e soccorso alpino. La motivazione scritta era l’attività vulcanica, mentre il sindaco di Milo ha spiegato che la chiusura serviva anche a togliere dalla strada le auto parcheggiate alla rinfusa, che ostacolavano i mezzi di soccorso. L’atto valeva fino a nuovo avviso e una revoca non l’abbiamo trovata, perché l’albo dell’ente pubblica numero e data degli atti senza l’oggetto. Chi conta su Citelli come punto di partenza lo chieda prima al comune.
Quante ore di luce hai davvero?
Meno di quante sembrino, e l’errore tipico nasce dal confrontare la Sicilia con le Alpi invece che l’Etna con sé stesso a maggio. Al Rifugio Sapienza, secondo i nostri calcoli con l’algoritmo solare standard, il 21 dicembre 2026 il sole esce alle 7:11 e tramonta alle 16:45: nove ore e trentatré minuti di luce. Il 15 gennaio 2027 si arriva a nove ore e cinquanta, il 1 febbraio a dieci e diciotto. Fra il 3 novembre 2026 e il 10 gennaio 2027 il tramonto al piazzale cade prima delle 17, quindi l’ultima discesa della funivia, fissata alle 17:15, arriva a sole già calato. Un’avvertenza su questi orari: sono calcolati sull’orizzonte del livello del mare, mentre a milleottocento metri l’orizzonte si abbassa di un grado e mezzo e il sole tramonta otto minuti più tardi, cioè verso le 16:53 il 21 dicembre. La conclusione non cambia, perché resta comunque prima dell’ultima corsa, e in ogni caso sul versante sud il sole sparisce dietro il fianco del vulcano molto prima di tramontare per davvero.
Su questa finestra agisce un vincolo che molti scoprono tardi. L’ordinanza di Nicolosi del febbraio 2025 consente l’escursione libera nella Zona Sommitale dall’alba al tramonto, e a dicembre quella è una giornata di nove ore e mezza in tutto, con dentro il viaggio, la salita e il ritorno. Il soccorso alpino la accorcia ancora, per una ragione sua: partire di mattina e rientrare fra l’una e le due del pomeriggio, perché dopo il sole gira e la neve si ghiaccia. Le due indicazioni non si contraddicono. La seconda guarda il fondo invece dell’orologio.
Il 30 dicembre 2025 due fratelli palermitani di 29 e 31 anni si sono fermati nel primo pomeriggio a 2.350 metri, in zona Rocca della Valle sopra il Rifugio Citelli, sulla neve ghiacciata. Avevano scarponcini di pelle, nessun rampone e nessun abbigliamento tecnico, e non potevano più andare né avanti né indietro. Uno è rientrato a Citelli da solo verso le 19; l’altro, caduto in un canalone, ha aspettato i soccorritori oltre le 20, al buio e con il vento. I tecnici gli hanno messo i ramponi, lo hanno legato con una corda e lo hanno fatto scendere sulle sue gambe.
Che cosa funziona d’inverno, e che cosa no?
Funziona quello che sta basso, è corto e ha un rientro breve. I Crateri Silvestri, a bordo della provinciale fra 1.886 e 1.986 metri, si girano in mezz’ora su un percorso che la società degli impianti dichiara molto facile e disponibile tutto l’anno. Appena nevica diventano una passeggiata su un cono bianco a due minuti dall’auto. Vanno bene anche i boschi sotto il limite della vegetazione, dove la pendenza è dolce e un riferimento visivo si trova sempre: la nostra traccia da Monte Lepre a Monte Rosso, per dare una misura, sta fra 1.553 e 1.815 metri su poco meno di quattro chilometri.
La Pista Altomontana resta il percorso più lungo che si possa fare sull’Etna rimanendo sotto le quote regolamentate: 34 chilometri fra 1.416 e 1.940 metri secondo la nostra traccia. D’inverno è anche il più ingannevole, perché la pendenza bassa invita e la neve fresca la rende lentissima. Un fatto recente va messo in conto: nel febbraio 2025 una colata uscita a 3.050 metri l’ha raggiunta e tagliata il 16 del mese, e tre giorni dopo un secondo braccio lavico ne ha coperto un’altra sezione. Il tratto danneggiato è breve, però un atto che dichiari ripristinato il passaggio non lo abbiamo trovato.
Non funziona, d’inverno, quello che chiede una giornata piena in quota. La Schiena dell’Asino è l’esempio da guardare con attenzione: la nostra traccia è lunga 2,4 chilometri e sale 602 metri, da 1.999 a 2.600, e quei 2.600 metri stanno dentro la Zona Sommitale, dove in preallarme e in allarme non si entra. Due tratti dell’area etnea, poi, sono interdetti e non li proponiamo in nessuna stagione. Il piazzale del Belvedere Calanna, sopra Zafferana Etnea, è transennato da un’ordinanza del settembre 2021 perché il costone sotto è fratturato, e lo stesso atto richiama crolli e frane sul sentiero natura di Monte Zoccolaro.
Perché la Grotta del Gelo non è una passeggiata
È il posto che d’inverno attira di più, ed è quello dove si fa più male la gente. Il Parco dell’Etna dà la grotta a 2.030 metri e classifica EE il sentiero 726 che vi arriva dal Passo dei Dammusi: 3,35 chilometri, 325 metri di dislivello, due o tre ore. Il periodo che l’ente consiglia, però, non è l’inverno ma la primavera, aprile e maggio in particolare. Chi parte da Piano Provenzana, come fa quasi tutti, imbocca prima il sentiero 738, una bretella di 1,73 chilometri dal Rifugio Timparossa che il Parco stesso descrive come una traccia labile sulle lave del Seicento. Da dove quella si innesta sul 726 restano ancora circa 3,5 chilometri.
Il numero che il Parco non pubblica è proprio quello che serve, cioè la distanza dal parcheggio. Mettendo insieme le misure dell’ente e la nostra traccia della Pista Altomontana, dove fra il punto più vicino a Piano Provenzana e quello più vicino a Timparossa corrono circa 3,7 chilometri, si arriva a nove chilometri di sola andata e a diciotto in giornata. È una stima nostra: la traccia OpenStreetMap della pista ha dei buchi e il piazzale sta un paio di chilometri fuori dal tracciato. Il punto resta quello, cioè che diciotto chilometri di campi lavici, con nove ore e mezza di luce, non sono una gita di mezza giornata.
Con la neve si aggiungono tre cose, e nessuna è piccola. La traccia sparisce, e su un campo di lava senza riferimenti un errore di direzione si paga caro. La neve può chiudere l’ingresso della grotta, e dentro il ghiaccio sta in pendenza. Il rientro cade nelle ore in cui il fondo si sta ghiacciando. Gli interventi del soccorso su quel percorso li abbiamo raccolti e datati nella guida sulle grotte, e nessuno è avvenuto dentro la grotta: sono tutti sul sentiero.
E se c’è una colata? La neve non la rende più sicura
Il contrario, ed è il punto meno intuitivo di questa guida. Quando una colata avanza su terreno innevato la neve si scioglie, l’acqua resta intrappolata sotto la lava e vaporizza. Il 16 marzo 2017, alle 12:43, in località Belvedere sul bordo occidentale della Valle del Bove, a circa 2.700 metri, questa sequenza ha prodotto un’esplosione freato-magmatica mentre attorno al fronte si erano radunate almeno quaranta persone, alcune a pochi metri dal bordo della lava. Uno studio pubblicato nel 2023 sul GSA Bulletin da vulcanologi dell’INGV e dell’Università di Firenze misura materiale balistico fino a 200 metri dal bordo della colata, con bombe di dimensione decimetrica.
Dieci persone hanno avuto bisogno di cure immediate per ferite al capo, bruciature e contusioni. Due sono state portate in elicottero dal Rifugio Sapienza all’ospedale di Catania, mentre due guide vulcanologiche colpite dai balistici hanno riportato un trauma cranico. Il preavviso era stato uno sbuffo di vapore un centinaio di secondi prima, e dopo la prima piccola esplosione, nei video analizzati, si vedono le guide che spingono i presenti ad allontanarsi. Gli autori scrivono che il pericolo delle colate che avanzano sulla neve viene spesso sottovalutato, visto che i precursori sono piccoli e facili da ignorare.
Non è un caso isolato, ed è il motivo per cui le strade di avvicinamento vengono chiuse. Nel febbraio 2025 la colata uscita dalla base meridionale della Bocca Nuova ha attraversato aree densamente innevate producendo esplosioni frequenti, e nello stesso periodo ha attirato migliaia di persone ai fronti in avanzamento. Vedere una colata da vicino è una delle ragioni per cui si sale d’inverno. La neve attorno non è una protezione: è l’ingrediente che manca d’estate.
In pratica
Tre controlli la sera prima e uno la mattina. La sera prima: la fase operativa sugli avvisi del Dipartimento regionale di Protezione Civile, l’ordinanza del comune da cui si parte e lo stato delle strade del versante scelto. La mattina: le webcam, che dicono se la neve c’è e che tempo fa lassù, più il bollettino valanghe del settore se si esce dai tracciati larghi. Poi un conto solo, da fare prima di muoversi: a che ora si inverte la marcia, calcolato su un tramonto che a dicembre cade alle 16:45 e su una neve che si ghiaccia prima.
Il resto è attrezzatura e abitudine. Ramponi e piccozza se c’è ghiaccio, ciaspole se la neve è fresca e alta, e in entrambi i casi la capacità di usarli. ARTVA, pala e sonda quando si lascia il tracciato largo, con le tecniche di autosoccorso. Frontale, batteria di scorta, acqua e cibo, perché sopra il bosco non c’è nulla e la copertura telefonica è discontinua. Il percorso si lascia detto a qualcuno, con l’ora prevista di rientro: è la raccomandazione che il soccorso alpino ripete a ogni intervento, e costa trenta secondi.
Quello che non siamo riusciti a sapere
L’ordinanza che impone pneumatici invernali o catene a bordo sulle provinciali etnee per la stagione 2026-2027 non l’abbiamo trovata. Il motore interno del sito della Città metropolitana di Catania risponde con un errore, mentre l’albo delle ordinanze stradali, ventisei pagine di atti, espone numero e data senza dire di cosa trattano. Quello che abbiamo verificato è il controllo del 31 gennaio 2026 all’incrocio di Quota mille, dove senza gomme invernali o catene non si saliva. Non abbiamo trovato nemmeno la revoca della chiusura della Trazzera Mareneve, né un atto che dichiari ripristinata la Pista Altomontana.
Sugli impianti il buco è più grande. Per Piano Provenzana non esiste un sito del gestore, quindi prezzi e orari dello skipass circolano solo sulla stampa e in guide turistiche, con anni diversi, e noi non li pubblichiamo. La Funivia dell’Etna, dal lato opposto, pubblica orari e prezzi ma non un orario invernale distinto, né la soglia di vento a cui si ferma. Sulla neve al suolo non troverai centimetri in nessuna nostra pagina, perché in Sicilia nessun ente misura l’altezza del manto: le stazioni manuali del servizio Meteomont sono ferme da anni e pubblicano uno zero che somiglia a una misura.
Casi concreti
Caso
16 marzo 2017: la colata arriva sulla neve e il fronte esplode
L’episodio è documentato meglio di qualunque altro perché c’erano una troupe televisiva, le telecamere di sorveglianza dell’INGV e, poi, uno studio sui prodotti dell’esplosione.
- Alle 12:43 del 16 marzo 2017, in località Belvedere sul bordo occidentale della Valle del Bove, a circa 2.700 metri, un’esplosione freato-magmatica ha colpito un gruppo di persone radunate attorno al fronte di una colata.
- Il comunicato dell’INGV di quel giorno spiega il meccanismo: la lava, oltre i mille gradi, avanza su terreno innevato, la neve si scioglie in pozze, la colata le ricopre e l’acqua intrappolata vaporizza.
- Lo studio pubblicato nel 2023 sul GSA Bulletin conta almeno quaranta persone radunate attorno al fronte prima della sequenza, alcune a pochi metri dal bordo della lava, e misura materiale balistico fino a 200 metri dal bordo, con bombe di dimensione decimetrica.
- Dieci persone hanno avuto bisogno di cure immediate; due sono state portate in elicottero dal Rifugio Sapienza, a 1.920 metri, all’ospedale di Catania; due guide vulcanologiche hanno riportato un trauma cranico.
- Il preavviso è stato uno sbuffo di vapore circa cento secondi prima dell’esplosione principale, seguito da emissioni di cenere e da un primo scoppio dopo il quale le guide hanno fatto allontanare i presenti.
Cosa se ne ricava. Il pericolo delle colate che avanzano sulla neve, scrivono gli autori dello studio, è spesso sottovalutato, perché i precursori sono piccoli e facili da ignorare. Un fronte lavico su neve non si guarda da pochi metri, e un aumento del vapore è un motivo per allontanarsi subito.
Eruzioni e camminateCaso
31 gennaio 2026: in una giornata si chiudono i due versanti
Una tormenta di neve e vento su un sabato di gennaio, con la stagione sciistica appena aperta e il traffico al massimo.
- Sul versante nord il sindaco di Linguaglossa ha chiuso la strada che dal bivio Mareneve porta alla stazione di Etna Nord, a Piano Provenzana.
- Sul versante sud la provinciale che sale da Nicolosi è stata chiusa al traffico a Piano Bottaro, e tutte le strade di accesso al piazzale sono rimaste fuori uso; il comandante dei vigili urbani ha tratto in salvo un’auto con una coppia e una bambina.
- Più in basso, all’incrocio fra la provinciale Mareneve e la strada Quota mille, le forze dell’ordine hanno regolato la salita fino a circa 1.500 metri, controllando pneumatici da neve o catene a bordo e seguendo le comunicazioni dalle zone alte.
- La notte precedente, sulla provinciale 92 verso il Rifugio Sapienza, il soccorso alpino aveva recuperato un padre e una figlia bloccati in fuoristrada dalla neve spostata dal vento, a circa un chilometro dai Crateri Silvestri, e aveva trovato una seconda auto semisommersa e senza occupanti.
- Gli spazzaneve hanno lavorato tutto il giorno sul versante nord, e il giorno dopo le stazioni sono tornate utilizzabili.
Cosa se ne ricava. D’inverno il primo ostacolo sull’Etna non è la quota, è la strada, e la decisione di chiuderla la prende chi la gestisce nel momento in cui serve. Chi parte da lontano con un’ora e mezza di viaggio davanti sta scommettendo se non ha guardato il tempo in quota.
Allerta meteo e sentieriCaso
Due interventi sul versante nord, a tredici mesi di distanza
Gli episodi documentati d’inverno sull’Etna somigliano fra loro: quota media, attrezzatura estiva, fondo ghiacciato, chiamata al calare del buio.
- 25 novembre 2023: tre escursionisti saliti sopra Piano Provenzana senza attrezzatura adeguata e senza abbigliamento invernale tecnico; due, di 22 e 23 anni, sono stati raggiunti nella zona di Monte Nero a circa 2.000 metri sotto una forte nevicata, in principio di ipotermia, e ospedalizzati a Giarre.
- In quell’occasione il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano ha scritto che avventurarsi sull’Etna con cambi repentini di temperatura, venti forti, bufere di neve e formazione di lastroni di ghiaccio è estremamente pericoloso anche per i soccorritori.
- 30 dicembre 2025: due fratelli di 29 e 31 anni bloccati nel primo pomeriggio a 2.350 metri in zona Rocca della Valle, sopra il Rifugio Citelli, con scarponcini di pelle e senza ramponi sulla neve ghiacciata.
- Uno è rientrato da solo a Citelli verso le 19; l’altro, caduto in un canalone ghiacciato, è stato raggiunto poco dopo le 20, legato con una corda e fatto scendere con i ramponi dei soccorritori.
- Il delegato del soccorso alpino per la Sicilia orientale ha indicato la regola oraria: partire di mattina e rientrare fra l’una e le due del pomeriggio, perché quando cala il sole la neve si ghiaccia.
Cosa se ne ricava. Sull’Etna d’inverno non serve arrivare in alto per mettersi nei guai: duemila metri con il fondo ghiacciato e le scarpe sbagliate bastano. La differenza fra una giornata riuscita e una chiamata al soccorso è l’ora in cui si decide di tornare, non la quota raggiunta.
Soccorso in montagnaCaso
Febbraio 2025: la lava taglia la Pista Altomontana
La pista a 1.750 metri è il percorso che d’inverno resta sotto le quote regolamentate, e per questo è il più frequentato da chi cammina.
- L’eruzione è iniziata l’8 febbraio 2025 da una fessura a circa 3.050 metri, alla base meridionale della Bocca Nuova.
- Il 16 febbraio la colata ha raggiunto e tagliato la pista forestale altomontana, bruciando alcuni pini; il 19 febbraio un nuovo braccio lavico ne ha coperto un’altra sezione e ha distrutto un piccolo pioppeto.
- I vulcanologi dell’INGV scrivono che la colata, attraversando aree densamente innevate, ha prodotto frequenti esplosioni per interazione fra lava e neve.
- La stessa eruzione ha attirato migliaia di persone ai fronti lavici in avanzamento, senza mai minacciare aree abitate.
- Il danno alla pista è limitato a un tratto breve, ma un atto che dichiari ripristinato il passaggio non lo abbiamo trovato.
Cosa se ne ricava. Il percorso invernale più sicuro dell’Etna può essere interrotto in una settimana, e la cosa non viene comunicata da un canale dedicato. Prima di programmare la traversata della pista conviene chiedere al Parco dell’Etna se il tratto interessato è percorribile.
La Pista AltomontanaDomande frequenti
Sull’Etna d’inverno servono le ciaspole o i ramponi?
Dipende dal fondo, e sull’Etna le due condizioni si alternano nella stessa giornata: le ciaspole servono con neve fresca e profonda, i ramponi quando la neve si è trasformata e ghiacciata. Al mattino il manto spesso regge il passo, nel pomeriggio si ghiaccia. La scala del Club Alpino Italiano per l’ambiente innevato chiede ARTVA, pala e sonda già dal secondo livello, e piccozza e ramponi nel terzo: contano quanto l’attrezzatura la capacità di usarla.
La funivia dell’Etna funziona d’inverno? Quanto costa?
Sì. Al 30 ottobre 2026 la società dichiara il servizio attivo tutti i giorni dalle 8:30 alle 16:45, con ultima discesa alle 17:15, compatibilmente con le condizioni meteo. La telecabina dal Rifugio Sapienza, 1.923 metri, alla stazione di monte a 2.500 costa 54 euro andata e ritorno; il Tour 3000 con guida fino a 2.800 metri costa 82 euro e d’inverno usa il gatto delle nevi al posto del bus fuoristrada. Alla stazione di monte si noleggiano giacca a vento, scarponi e bastoncini, a un prezzo che la società non pubblica.
Come faccio a sapere se gli impianti di Piano Provenzana sono aperti?
Non c’è una fonte che lo pubblichi giorno per giorno, e lo diciamo chiaramente: né un ente né il gestore, di cui non abbiamo trovato un sito. Restano la webcam intitolata Piano Provenzana, impianti sciistici, ospitata dalla società del versante sud, e una telefonata. La stagione 2025-2026 è partita a fine gennaio e si è chiusa a metà aprile: l’apertura dipende dalla neve e dal collaudo tecnico degli impianti, e i rinvii sono la norma.
Si staccano valanghe sull’Etna?
Sì, anche se gli incidenti sono rari. Il Soccorso Alpino Siciliano documenta un distacco che negli anni Novanta coinvolse due scialpinisti sul versante nord-ovest e, nell’inverno 2017, distacchi spontanei di grandi dimensioni che spazzarono la zona della Valle del Bove per oltre mille metri di dislivello. Il vento qui è più forte che sulle Alpi e crea placche, e le nevicate nuove cadono spesso su superfici ghiacciate. Il bollettino del settore lo redige il servizio Meteomont dei Carabinieri nella stagione innevata.
Quante ore di luce ci sono sull’Etna a gennaio?
Al Rifugio Sapienza, secondo i nostri calcoli, il 21 dicembre il sole esce alle 7:11 e tramonta alle 16:45, per nove ore e trentatré minuti di luce; il 15 gennaio si arriva a nove ore e cinquanta. Fra il 5 novembre e il 9 gennaio il tramonto cade prima delle 17. Il soccorso alpino consiglia di rientrare fra l’una e le due del pomeriggio, perché dopo il fondo si ghiaccia: la finestra utile è più corta delle ore di luce.
Si può andare alla Grotta del Gelo d’inverno?
Il Parco dell’Etna indica come periodo favorevole la primavera, aprile e maggio in particolare, e classifica EE il sentiero che vi arriva. Dal parcheggio di Piano Provenzana il giro completo, secondo la nostra stima sulle misure del Parco e sulla traccia della Pista Altomontana, è di circa diciotto chilometri: con nove ore e mezza di luce, traccia labile sulle lave e neve che cancella i riferimenti, non è una passeggiata. La neve può anche chiudere l’ingresso della grotta.
Quali strade dell’Etna chiudono con la neve?
Tutte quelle che portano in quota, e la chiusura la decide chi gestisce la strada nel momento in cui serve. Il 31 gennaio 2026 il sindaco di Linguaglossa ha chiuso la strada per Piano Provenzana e la provinciale da Nicolosi è stata chiusa a Piano Bottaro; più in basso la salita era consentita fino a circa 1.500 metri solo con pneumatici da neve o catene a bordo. Il 7 gennaio 2026 la Città metropolitana di Catania aveva chiuso la Trazzera Mareneve verso il Rifugio Citelli, con divieto anche per i pedoni.
Quanta neve c’è sull’Etna adesso?
Non lo pubblichiamo e nessuno lo misura: in Sicilia non esiste un ente che rilevi l’altezza del manto nevoso, e le stazioni manuali del servizio Meteomont sono ferme da anni e pubblicano uno zero che somiglia a una misura. Quello che si può fare è guardare le webcam la mattina stessa, dove la neve si vede, e leggere il bollettino valanghe del settore. Le fonti sono raccolte una per una nella nostra pagina sulla neve.
Prezzi, orari, quote e condizioni dell’accesso meccanico sul versante sud vengono dalle pagine della Funivia dell’Etna (2500, Tour 3000, Biglietti, Crateri Silvestri, Webcam), lette il 30 ottobre 2026: non pubblicano un orario invernale distinto, non dichiarano a quale vento il servizio si ferma e non indicano il prezzo del noleggio. La scala EAI, le pendenze e l’attrezzatura richiesta vengono dalla pagina del Club Alpino Italiano sui livelli di difficoltà, che però non dichiara la data di approvazione della classificazione: per questo non scriviamo l’anno. Lunghezze, dislivelli, quota della grotta, classificazione EE e periodo consigliato dei sentieri 726 e 738 vengono dalle schede del Parco dell’Etna sul sito UNESCO. L’esplosione del 16 marzo 2017 viene dal comunicato dell’INGV di quel giorno e dallo studio di Cioni e altri pubblicato sul GSA Bulletin nel 2023; l’eruzione del febbraio 2025 e il taglio della Pista Altomontana vengono dall’articolo del blog INGVvulcani del 5 marzo 2025. I distacchi di valanga documentati e il problema logistico del soccorso vengono dall’intervista di Montagna.TV a Francesco Zipper del febbraio 2023. Le chiusure stradali e i tre interventi di soccorso del novembre 2023, del dicembre 2025 e del gennaio 2026 vengono dalla stampa locale, con la data dell’articolo: non abbiamo trovato comunicati degli enti né, sull’albo della Città metropolitana di Catania, il testo delle ordinanze, perché l’albo espone solo numero e data. Alba, tramonto e durata del giorno sono nostri calcoli con l’algoritmo solare standard sulle coordinate del Rifugio Sapienza, e non tengono conto dell’orizzonte reale: il cono anticipa il tramonto su alcuni versanti, e quell’effetto non lo abbiamo calcolato. Le temperature in quota sono i nostri conti su rianalisi già pubblicati nella guida sull’inverno siciliano. Distanze e dislivelli dei percorsi vengono dalle nostre tracce. Non abbiamo trovato: l’ordinanza della Città metropolitana di Catania sull’equipaggiamento invernale per la stagione 2026-2027, un sito del gestore degli impianti di Piano Provenzana, una fonte che pubblichi giorno per giorno se gli impianti sono aperti, un atto che dichiari ripristinata la Pista Altomontana nel tratto coperto dalla lava, la revoca della chiusura della Trazzera Mareneve. Le altezze del manto nevoso non le pubblichiamo perché in Sicilia nessun ente le misura. Lo stato del vulcano e le ordinanze cambiano: vanno letti il giorno stesso.
Scritta e verificata dalla Redazione Sentieri Siciliani. Pubblicata il 3 novembre 2026, aggiornata il 3 novembre 2026. Il metodo con cui lavoriamo.
Fonti
- Funivia dell’Etna, pagina del biglietto 2500 — Prezzo della telecabina (54 euro andata e ritorno), orario 8:30-16:45 con ultima discesa alle 17:15, quote 1.923 e 2.500 metri, noleggio di giacca a vento, scarponi e bastoncini alla stazione di monte
- Funivia dell’Etna, pagina del Tour 3000 — Prezzo del tour con guida (82 euro), orario 8:30-15:15, durata di due ore e mezza, gatto delle nevi al posto del bus fuoristrada d’inverno, strada privata riservata ai mezzi della società
- Funivia dell’Etna, pagina Biglietti — Composizione dei tre prodotti e tratto da 2.500 a 2.800 metri percorso con il gatto delle nevi in inverno
- Funivia dell’Etna, scheda Crateri Silvestri — Quote dei due crateri (1.986 e 1.886 metri), giro di circa trenta minuti, difficoltà molto facile, disponibilità dichiarata tutto l’anno, ingresso dalla strada provinciale
- Funivia dell’Etna, pagina Webcam — Le tre riprese pubblicate, fra cui quella intitolata Piano Provenzana, impianti sciistici, sul versante nord
- Club Alpino Italiano, Livelli di difficoltà delle attività del CAI — Scala EAI per l’escursionismo in ambiente innevato: pendenze fino a circa 25 gradi, tre livelli, ARTVA pala e sonda consigliati in EAI-F e indispensabili da EAI-PD, piccozza e ramponi eventuali in EAI-D
- INGV, comunicato stampa sull’attività vulcanica dell’Etna del 16 marzo 2017 — Esplosione freato-magmatica delle 12:43 in località Belvedere, bordo occidentale della Valle del Bove, a circa 2.700 metri, e meccanismo del vapore intrappolato sotto la colata
- Cioni, Andronico, Cappelli, Aravena, Gabellini, Cristaldi, Corsaro, Cantarero, Ciancitto, De Beni e Ganci, «Products and dynamics of lava-snow explosions: The 16 March 2017 explosion at Mount Etna, Italy», GSA Bulletin, 2023 — Balistici fino a 200 metri dal bordo della colata, bombe decimetriche, quaranta persone attorno al fronte, dieci feriti con due trasportati in elicottero dal Rifugio Sapienza, sbuffo di vapore un centinaio di secondi prima, sottovalutazione del pericolo
- INGVvulcani, blog dei vulcanologi dell’INGV, «Tra lava e ghiaccio, il risveglio dell’Etna», 5 marzo 2025 — Eruzione dall’8 febbraio 2025 da una fessura a 3.050 metri, esplosioni frequenti per interazione fra lava e neve, Pista Altomontana tagliata il 16 febbraio e coperta in un secondo tratto il 19, migliaia di persone ai fronti lavici
- Parco dell’Etna, sito UNESCO Monte Etna, sentiero 726 Grotta dei Lamponi - Grotta del Gelo — Quota della Grotta del Gelo (2.030 metri), lunghezza 3,35 km, dislivello 325 metri, due o tre ore, classificazione EE, periodo consigliato in primavera
- Parco dell’Etna, sito UNESCO Monte Etna, sentiero 738 Rifugio di Timparossa - Grotta del Gelo — Bretella di 1,73 km dal Rifugio Timparossa (1.840 metri), circa trenta minuti, traccia labile sulle lave del Seicento, più circa 3,5 km sul sentiero 726 per arrivare alla grotta
- Montagna.TV, intervista a Francesco Zipper, medico e decano del Soccorso Alpino Siciliano, 13 febbraio 2023 — Distacchi documentati sull’Etna negli anni Novanta sul versante nord-ovest e nell’inverno 2017 in Valle del Bove per oltre mille metri di dislivello, ruolo del vento e delle superfici ghiacciate, assenza di elicotteri in grado di portare rapidamente le squadre in quota
- MeteoWeb, intervento del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano del 25 novembre 2023 sul versante nord dell’Etna — Due escursionisti in ipotermia a circa 2.000 metri nella zona di Monte Nero sopra Piano Provenzana e avvertenza del CNSAS sui lastroni di ghiaccio e sui cambi repentini di temperatura
- La Sicilia, cronaca del soccorso del 30 dicembre 2025 sul versante nord dell’Etna (articolo del 31 dicembre 2025) — Due fratelli bloccati a 2.350 metri in zona Rocca della Valle sopra il Rifugio Citelli, senza ramponi, recupero oltre le 20, e la raccomandazione del delegato del soccorso alpino di rientrare entro il primo pomeriggio perché la neve si ghiaccia
- La Sicilia, cronaca del soccorso sulla strada provinciale 92 nella notte fra il 30 e il 31 gennaio 2026 — Padre e figlia bloccati in fuoristrada dalla neve spostata dal vento a circa un chilometro dai Crateri Silvestri, e una seconda auto trovata semisommersa e vuota sulla carreggiata
- La Sicilia, cronaca della giornata del 31 gennaio 2026 sui due versanti dell’Etna (articolo del 1 febbraio 2026) — Chiusura della strada per Piano Provenzana da parte del sindaco di Linguaglossa, chiusura della provinciale da Nicolosi a Piano Bottaro, e controllo di pneumatici invernali o catene all’incrocio fra la Mareneve e la strada Quota mille con salita regolata fino a circa 1.500 metri
- La Sicilia, chiusura della Trazzera Mareneve disposta dalla Città metropolitana di Catania il 7 gennaio 2026 (articolo dell’8 gennaio 2026) — Divieto di transito e sosta per veicoli e pedoni nel tratto verso il Rifugio Citelli, accesso riservato a guide abilitate, INGV, forze dell’ordine e CNSAS, vigenza fino a nuovo avviso e motivazione data dal sindaco di Milo
- Città metropolitana di Catania, elenco delle ordinanze sulla viabilità provinciale — L’albo in cui l’ente pubblica le ordinanze stradali del Catanese, che espone numero e data senza l’oggetto dell’atto
- Parco dell’Etna — regolamento del parco, sentieri autorizzati e accessi al vulcano
- INGV, Osservatorio Etneo — stato di attività di Etna e Stromboli, bollettini e livelli di allerta
- Protezione Civile della Regione Siciliana — avvisi di allerta meteo e rischio incendi boschivi in Sicilia
- Club Alpino Italiano — scala delle difficoltà escursionistiche, segnaletica e sentiero Italia
- Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico — procedure di soccorso in montagna e statistiche degli interventi
- OpenStreetMap — geometrie dei percorsi pubblicati su questo sito, licenza ODbL
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Passa dai principi ai luoghi
Le regole valgono poco finché non si applicano a un posto preciso. Da qui si arriva alle schede con accessi, parcheggi e tracce.
